{"id":517,"date":"2021-06-03T11:29:56","date_gmt":"2021-06-03T09:29:56","guid":{"rendered":"http:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/?p=517"},"modified":"2021-06-03T11:29:56","modified_gmt":"2021-06-03T09:29:56","slug":"la-funivia-di-d-brignoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/?p=517","title":{"rendered":"La funivia\u00a0di D. Brignoli"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">31 maggio 2021\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Domenica 30 maggio 2021. \u00c8 mezzogiorno. Le campane suonano quattordici rintocchi. \u00c8 il\u00a0 minuto di silenzio che il Piemonte dedica al ricordo delle quattordici persone che una settimana fa\u00a0 hanno perso la vita nella cabina della funivia del Mottarone.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Domenica scorsa. Mezzogiorno \u00e8 passato da poco. Sono alla scrivania, davanti alla finestra. Sento\u00a0 un elicottero, poi un altro, un altro ancora. Il frastuono \u00e8 ormai familiare ma incuriosisce e\u00a0 preoccupa sempre. Il Giro d\u2019Italia passer\u00e0 di qui tra qualche giorno, non \u00e8 ancora tempo di riprese\u00a0 televisive. Che sar\u00e0 mai successo per un simile affollamento di velivoli? Mi affaccio. Il Mottarone \u00e8\u00a0 vicino, ben visibile, una decina di minuti in auto, una manciata di chilometri in linea d\u2019aria. Il taglio\u00a0 tra gli alberi con i piloni della funivia che da Stresa sale alla cima \u00e8 netto come un\u2019incisione\u00a0 chirurgica. \u00c8 l\u00ec che convergono gli elicotteri. \u00c8 l\u00ec che rimangono sospesi in aria. Il suono di tante\u00a0 sirene si affievolisce lentamente, allontanandosi da Verbania. Pochi minuti e l\u2019incidente del\u00a0 Mottarone diventa la tragedia di cui tutto il mondo parla. Nei giorni seguenti Stresa e Verbania\u00a0 vengono invase da giornalisti di tutto il mondo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La miriade di notizie e immagini che da domenica pomeriggio ci affliggono rattrista, inquieta e\u00a0 sconvolge. Quello che \u00e8 accaduto non \u00e8 accaduto in un luogo lontano ma davanti alle nostre\u00a0 finestre. Le vittime, ricomposte nella camera mortuaria in cui un po&#8217; tutti abbiamo pianto amici e\u00a0 parenti, le sentiamo ancora pi\u00f9 vicine. I volti dei protagonisti della tragedia, vittime o criminali che\u00a0 siano, ci sono famigliari. Il sopravvissuto, il sindaco, il gestore, sono per molti il Dario, la Marcella, il\u00a0 Gigi. L\u2019articolo davanti al nome, come usiamo noi lombardo &#8211; piemontesi. \u00c8 successo qui e pi\u00f9 di\u00a0 altri abbiamo bisogno di sapere, capire, riflettere, trovare le ragioni e i perch\u00e9 di una tragedia che\u00a0 non sarebbe dovuta accadere e invece \u00e8 accaduta. Per ora \u00e8 un\u2019enorme tristezza.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questa ricerca di ragioni e verit\u00e0, increduli che sia successo proprio qui, si affollano commenti\u00a0 e giudizi. Le prime pagine dei giornali non parlano d\u2019altro. Illustri commentatori si affrettano a dire\u00a0 la loro. Cos\u00ec come per mesi ci siamo improvvisati virologi, con la stessa incompetenza con cui\u00a0 diventeremo commissari tecnici della nazionale di calcio tra qualche settimana, diventiamo esperti\u00a0 di funivie, freni di emergenza, \u201dforchettoni\u201d, teste fuse, funi portanti e trainanti. I giudizi\u00a0 sull\u2019operato dei responsabili sono sferzanti. Una condanna senza appello, \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">buttate la chiave!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. Si\u00a0 scava senza piet\u00e0 nelle loro vite a cercare le ragioni di quel comportamento criminale. Un po\u2019\u00a0 stupisce che nella notte di sabato il Gip non convalidi la detenzione. Il caposervizio reo confesso va\u00a0 ai domiciliari, il direttore di esercizio e il gestore tornano liberi. A poco a poco si spegneranno i\u00a0 riflettori, la magistratura, come si dice, far\u00e0 il suo corso e auguriamoci che la verit\u00e0 emerga, si\u00a0 accertino le responsabilit\u00e0 e chi ha sbagliato paghi; soprattutto se l\u2019errore \u00e8 stato una scelta\u00a0 consapevole, magari per un ignobile miserabile vantaggio economico.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dobbiamo per\u00f2 allargare lo sguardo su una tragedia paradigma di un\u2019epoca in cui persino la\u00a0 morte \u00e8 sacrificata e piegata al profitto. Negata e rimossa in nome di una fune che non si \u201cspezzer\u00e0\u00a0 mai \u201c e invece si spezza: anche chi sapeva del blocco del freno di emergenza su quella cabina ci\u00a0 saliva e lasciava che ci salissero i figli. Non pu\u00f2 bastare incolpare l\u2019avidit\u00e0, il cinismo, l\u2019arroganza, la\u00a0 folle incoscienza degli imprenditori, l\u2019etica perversa del capitalismo. Non basta, occorre trovare il\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">modo perch\u00e9 simili tragedie non accadano. Lo diciamo ogni volta, ma troppe tragedie si ripetono e\u00a0 non sempre per fatalit\u00e0. Viviamo in un Paese in cui troppe infrastrutture, ormai vetuste, costruite\u00a0 quando eravamo bambini, con le tecniche di allora, rimaste senza manutenzioni per anni, cadono\u00a0 letteralmente a pezzi. Oggi una funivia, ieri un ponte, domani chiss\u00e0. Ferrovie, treni, autobus, viadotti, palazzi. Mezzi e strutture che utilizziamo tutti i giorni, dobbiamo poterlo fare senza paura,\u00a0 in sicurezza.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Senza cedere alla retorica vanno affrontati con realismo nodi essenziali che sappiamo essere\u00a0 complessi e delicati ma non per questo possiamo eludere. Lo Stato, senza diventare un oppressore,\u00a0 ha il dovere di controllare e verificare, non pu\u00f2 delegare a nessuno questa funzione, non pu\u00f2\u00a0 intervenire solo per identificare e punire un qualche responsabile e non pu\u00f2 nemmeno trincerarsi\u00a0 dietro le barriere della burocrazia. Non serve a nessuno condannare un Sindaco perch\u00e9 nella piazza\u00a0 del paese un delinquente ha per inconfessabili motivi provocato un incidente. Verifiche e controlli\u00a0 non possono trasformarsi in un inestricabile tourbillon di burocrazie e carte bollate. Offro un gelato\u00a0 a chi trova qualcuno che abbia letto le quattrocento e passa pagine in rigoroso stile \u201ctaglia e incolla\u201d\u00a0 di POS e PSC di un banale cantiere; un caff\u00e8 a chi conosce qualcuno che non si sia distratto allo\u00a0 sciorinamento senza fine di leggi e norme con relative pene e sanzioni durante l\u2019ennesimo corso di\u00a0 aggiornamento per RSPP, magari di una tabaccheria; una birra a chi conosca l\u2019utilit\u00e0\u00a0 della\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">traduzione asseverata<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d (con marca da bollo da euro 16) del timbro di annullamento apposto\u00a0 sul libretto di circolazione di un\u2019utilitaria regolarmente sdoganata e in attesa (da sei mesi) di essere\u00a0 immatricolata in Italia. Certo, verifiche e controlli sono difficili, gli ispettori non sono sufficienti. Ma quante energie vanno disperse, quanti impiegati e funzionari sono quotidianamente alle prese con\u00a0 inutili scartoffie, imprigionati come noi nelle maglie delle carte bollate, anzich\u00e9 dedicare il proprio\u00a0 tempo alla verifica di ponti, strade, rotaie e teleferiche?\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Torniamo alla nostra funivia, un paradigma anche la sua storia di bene pubblico gestito da privati, anzi, da un privato, perch\u00e9 uno solo \u00e8 stato sempre il gestore della funivia. Tranne che per\u00a0 quattro anni, una ventina d\u2019anni fa. La concessione venne affidata a \u201cCon.Ser.VCO\u201d, l\u2019Azienda\u00a0 Speciale Consortile che gestiva e gestisce localmente trasporti e raccolta rifiuti. La gestione pubblica\u00a0 cur\u00f2 l\u2019imponente manutenzione e rimise in sesto la struttura ormai logora. Mettono i brividi le\u00a0 parole dell\u2019allora presidente di Con.Ser.VCO, Claudio Zanotti: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Noi non avremmo mai messo quei\u00a0 forchettoni, mai. Avremmo tenuto ferma la funivia<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. Anni di furfanterie ci hanno convinti che il\u00a0 pubblico non sia in grado di gestire strutture e servizi. E li abbiamo sacrificati sull\u2019altare del\u00a0 mercato. Non \u00e8 detto sia sempre la scelta giusta. Non \u00e8 detto debba continuare all\u2019infinito. Oggi\u00a0 l\u2019Italia sta attraversando un momento decivo, difficile e complesso ma fondamentale, tutto va\u00a0 rivisto, riconsiderato, ripensato. Nelle norme e nella cultura. Che la mano pubblica torni a farsi\u00a0 sentire. Che lo Stato, il pubblico, torni a gestire strutture e servizi, torni ad occuparsi direttamente\u00a0 di attivit\u00e0 che si sono talvolta rivelate un affare per i gestori privati e una voce di spesa per il\u00a0 pubblico. Forse \u00e8 il momento di pensarci. Non sar\u00e0 facile, ma \u00e8 tempo che l\u2019assioma di Ronald\u00a0 Reagan \u201cLo Stato non \u00e8 la soluzione dei problemi, lo Stato \u00e8 il problema\u201d venga ribaltato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>31 maggio 2021\u00a0 Domenica 30 maggio 2021. \u00c8 mezzogiorno. Le campane suonano quattordici rintocchi. \u00c8 il\u00a0 minuto di silenzio che il Piemonte dedica al ricordo delle quattordici persone che una settimana fa\u00a0 hanno perso la vita nella cabina della funivia del Mottarone.\u00a0 Domenica scorsa. Mezzogiorno \u00e8 passato da poco. 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