{"id":346,"date":"2020-03-19T15:54:07","date_gmt":"2020-03-19T14:54:07","guid":{"rendered":"http:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/?p=346"},"modified":"2020-03-19T15:54:07","modified_gmt":"2020-03-19T14:54:07","slug":"la-nostra-fragilita-la-nostra-forza-noi-nella-battaglia-di-marzo-di-d-brignoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/?p=346","title":{"rendered":"La nostra fragilit\u00e0, la nostra forza. Noi, nella battaglia di marzo. Di D. Brignoli"},"content":{"rendered":"<header>\n<h1 class=\"entry-title\"><span style=\"font-family: 'Open Sans', sans-serif; font-size: 1rem;\">Venerd\u00ec 28 febbraio. Il programma della serata prevede un incontro organizzato da tempo dal nostro \u201claboratorio culturale\u201d. Titolo \u201cConvivere con la morte\u201d. Una serata di riflessione su un tema difficile, con un parroco, un pastore valdese, una filosofa. Da pochi giorni sono per\u00f2 entrate in vigore le restrizioni nei luoghi<br \/>\npubblici. Cinema, teatri, incontri pubblici e privati, scuole, chiese, tutto chiuso, sospeso.<\/span><\/h1>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<p>Per una strana coincidenza temporale, l\u2019emergenza coronavirus, non consente di affrontare un tema di drammatica attualit\u00e0 come la rimozione della morte. Colpisce il commento della direttrice artistica del teatro Franco Parenti, Andr\u00e9e Ruth Shammah, anche lei costretta a chiudere, dopo una strenua resistenza, il suo teatro, come gi\u00e0 avevano fatto la Scala e il Piccolo. \u201cMi sono chiesta: cos\u2019\u00e8 che spaventa tanto? Cosa ha generato il panico? La tosse, la propagazione del virus? La morte ci manda in tilt. La rimuoviamo. Siamo una societ\u00e0 che non sa pi\u00f9 confrontarsi con la morte. Non abbiamo pi\u00f9 codici. Questa esplosione del virus mi ha fatto capire quanto siamo impreparati di fronte alla morte. Anche l\u2019influenza ha fatto centinaia di morti. Eppure non abbiamo chiuso teatri e musei. \u00c8 vero, dobbiamo bloccare il virus, ma a non tossire in faccia alla gente a me l\u2019ha insegnato la mamma\u00bb.<\/p>\n<p>Mi piacciono e convincono, in quel momento, le sue parole. Non sono consapevole, non lo siamo, siamo confusi, non siamo preparati, nessuno lo \u00e8. Non abbiamo riferimenti, la memoria corre ai tempi di Chernobyl: un incidente in una centrale a migliaia di chilometri e noi non possiamo mangiare l\u2019insalata? La SARS, qualche settimana di psicosi generalizzata, i piccioni diventati all\u2019improvviso nemici dell\u2019umanit\u00e0. Ma com\u2019\u00e8 possibile? Che succede? Come possiamo essere cos\u00ec fragili di fronte a uno stupido virus portato forse da un pipistrello, cresciuto in Cina e arrivato qui da noi chiss\u00e0 come?<\/p>\n<p>\u201cLa situazione \u00e8 grave ma non seria\u201d, diceva Flaiano. Impressione, sconcerto, sorpresa, incredulit\u00e0, un po\u2019 di paura, ma in fondo non molta. <em>#Milanononsiferma<\/em>, e gi\u00f9 sorrisi, aperitivi ai navigli\u2026<\/p>\n<p>Il preside del Liceo Volta di Milano, mio vecchio compagno di Consiglio comunale, scrive ai suoi studenti una splendida lettera che fa il giro d\u2019Italia. Non sottovaluta la situazione, ma invita ad approfittare di quei giorni di vacanza forzata per riflettere sul senso del nostro vivere, del nostro tessuto sociale, sul dovere di preservare la nostra umanit\u00e0. \u201cSe non riusciremo a farlo la peste avr\u00e0 vinto davvero\u201d conclude. Una raccomandazione che dovremo riprendere.<\/p>\n<p>Domenica 1 marzo. Sono i giorni dell\u2019incertezza, dell\u2019incredulit\u00e0, forse anche dell\u2019incoscienza e dell\u2019irresponsabilit\u00e0. Da tempo abbiamo programmato un breve viaggio in Spagna. Consultiamo compulsivamente il sito \u201cViaggiare Sicuri\u201d. Antonio, l\u2019amico che ci aspetta a Barcellona, ci chiede dapprima se non ci siamo fatti prendere dalla psicosi, poi, dopo consultazione con l\u2019ospedale dove lavora, di comune accordo decidiamo prudenzialmente di non incontrarci. Con un po\u2019 di apprensione partiamo. A Malpensa nessun problema, l\u2019aereo \u00e8 pieno zeppo. A Barcellona niente di niente, per le strade di Barceloneta sfilano centinaia di persone mascherate cantando e ballando, le Ramblas sono invase da turisti di tutte le nazionalit\u00e0, la fondazione Mir\u00f2, il marted\u00ec mattina, \u00e8 affollata di scolaresche\u2026 La sera, sull\u2019autobus per l\u2019aeroporto, il passeggero davanti a noi, prima di scendere, si barda come un astronauta. Sar\u00e0 sul nostro stesso volo per Milano, ancora una volta pieno zeppo. Al terminal \u00e8 per\u00f2 il solo a indossare la mascherina, eppure quasi in contemporanea partono tre affollatissimi aerei: Milano, Roma e Ginevra le destinazioni. In spagnolo <em>destino<\/em>\u2026 All\u2019arrivo a Malpensa il primo e unico filtro: due gentili ragazze ci puntano alla fronte un rilevatore di temperatura: \u201cPrego, passi pure\u201d.<\/p>\n<p>Poche ore, pochi giorni e la situazione cambia radicalmente. Troppi contagiati, troppi morti. \u00c8 sconcertante, siamo noi che esageriamo o sono gli altri che minimizzano? Amici e parenti ci chiamano dalla Svizzera preoccupati per noi, noi siamo preoccupati per loro e per amici e parenti in Spagna, Germania, Inghilterra\u2026 Contenere, distanziare, arginare, zone rosse, zone gialle, mobilit\u00e0 limitata, <em>#Milanononsiferma<\/em> diventa <em>#iorestoacasa<\/em>. Strade deserte, negozi chiusi, assalto ai treni e ai supermercati, forze dell\u2019ordine a presidiare le strade, il permesso da compilare per uscire di casa. <em>#Andr\u00e0TuttoBene<\/em> \u00e8 un auspicio, non una certezza\u2026<\/p>\n<p>Una inimmaginabile realt\u00e0 ci travolge e ci coglie impreparati e indifesi. Non abbiamo parametri, riferimenti. La guerra forse, non sono pi\u00f9 molti quelli l\u2019hanno vissuta. La nostra generazione al massimo ricorda le domeniche senza auto per la crisi petrolifera o le citt\u00e0 deserte ai tempi del terrorismo. Nulla di paragonabile.<\/p>\n<p>Questa imprevista realt\u00e0 ha messo a nudo, ma forse sarebbe pi\u00f9 corretto dire \u201cci ha sbattuto in faccia\u201d le nostre fragilit\u00e0, pubbliche e private, psicologiche e di sistema, di persone e di istituzioni.<\/p>\n<p>Abbiamo paura. Che sar\u00e0 quel lieve bruciore alla gola? Ho tossicchiato, sar\u00e0 un po\u2019 di pulviscolo o il maledetto virus? Quella ragazza seduta al tavolino accanto a me in quel bar di Milano che tossiva in continuazione sar\u00e0 mica stata di Codogno?<\/p>\n<p>La stagione turistica \u00e8 compromessa, le prenotazioni sono tutte annullate, gli alberghi non riaprono. La maggior parte dei lavoratori sono stagionali, hanno lavorato l\u2019anno scorso, hanno usufruito della disoccupazione ormai conclusa. E adesso?<\/p>\n<p>Sono un artigiano, guadagno per quel che produco e\u00a0 vendo. Per il momento posso andare al lavoro, ho delle ordinazioni da evadere, qualche prodotto che tengo in laboratorio e quando sar\u00e0 passata la bufera lo consegno e incasso. Almeno spero. Ma quando?<\/p>\n<p>Pensavamo di essere quasi immortali, che la scienza ci avesse messo al riparo da quasi tutto. Arriva \u2018sto virus e ci troviamo a doverci difendere lavandoci le mani e isolandoci come ai tempi della Spagnola, di Manzoni, di Boccaccio.<\/p>\n<p>Speravamo avessimo sconfitto il razzismo. Abbiamo sentito un presidente di regione dire che i \u201ccinesi mangiano topi vivi, li abbiamo visti tutti\u201d. Poi saranno i cinesi a darci una mano.<\/p>\n<p>Andavamo fieri del nostro federalismo, della riforma del titolo V, delle autonomie locali. Abbiamo rischiato il corto circuito. Cos\u00ec come per il nostro sistema di welfare, il nostro servizio sanitario; per anni lo abbiamo indebolito, ora ne paghiamo il conto. E chi di sanit\u00e0 si occupa in prima persona \u00e8 costretto a impegni da eroe.<\/p>\n<p>L\u2019Europa, il mondo, la globalizzazione\u2026 non bastava l\u2019emergenza climatica a farci capire che le questioni sono globali e che nessuno si salva da solo. Qualcuno pensa ancora di fermare il virus chiedendogli di mostrare passaporto e visto d\u2019ingresso alla frontiera e \u201cnon siamo mica qui per curare lo spread\u201d.<\/p>\n<p>Potremmo andare avanti all\u2019infinito ad elencare quanto fragili siamo noi e quanto lo siano istituzioni, convincimenti, stili di vita, politiche, sviluppo, scelte economiche. Ma anche il coronavirus prima o poi passer\u00e0, lasciandosi una scia di sofferenze ma pure la lezione che molto avremo da correggere, tanto da ripensare, ridisegnare, ricostruire. Una nuova partenza. Un welfare che non lasci indietro nessuno. Un servizio sanitario non pi\u00f9 indebolito ma anzi rafforzato, che non costringa nemmeno a ipotizzare che toccher\u00e0 scegliere chi curare e chi no. La ricerca non pi\u00f9 lasciata alla buona volont\u00e0 dei singoli perch\u00e9 ancora molto c\u2019\u00e8 da scoprire per proteggere un\u2019umanit\u00e0 che all\u2019improvviso ci accorgiamo essere ancora terribilmente fragile. Un ripensamento\u00a0 del mondo del lavoro che troppi ha escluso, emarginato, indebolito, relegato a un precariato senza diritti e garanzie, vittime di un neoliberismo feroce che non d\u00e0 scampo. Un\u2019Europa casa comune, patria di tutti, capace di includere e abbracciare non pi\u00f9 soggetta agli interessi di anacronistici stati nazionali incapaci, inadeguati e impotenti di fronte a sfide globali che se ne fregano delle nostre ridicole \u00a0frontiere. Un mondo che si prenda in carico il bene del pianeta, dell\u2019umanit\u00e0, senza che sia l\u2019interesse economico a prevalere, a partire dalle emergenze di un clima impazzito che come il virus non conosce confini. Un compito immane, che le strade deserte di oggi, la nostra forzata reclusione ci ricordano quanto urgente e inevitabile sia. Occorrer\u00e0 umanit\u00e0, senso di comunit\u00e0. Adesso nel momento dell\u2019emergenza e domani quando dovremo ricostruire. Solo cos\u00ec la peste non avr\u00e0 vinto.<\/p>\n<p>Una nota positiva per concludere. Non mancano per fortuna persone che stanno dando prova di seriet\u00e0, di coraggio, per niente fragili. Sconosciuti medici e infermieri che lavorano senza sosta e senza paura, illustri scienziati che si stanno dannando per trovare una via d\u2019uscita, politici che stanno finalmente restituendo il giusto valore a un termine caduto in disgrazia. Pi\u00f9 di tre anni fa, la prima volta che incontrai Roberto Speranza di lui scrissi: <em>Speranza \u00e8 bravo, convincente, pacato; non so se abbia o meno la stoffa del leader, sicuramente non \u00e8 uno sbruffone, \u00e8 persona seria e questo mi piace<\/em>. Oggi sta dimostrando di essere quella persona seria che avevo visto in lui; un ruolo da far tremare le vene e i polsi, eppure sempre misurato, attento, responsabile, umile nell\u2019impegnarsi senza troppo apparire, sincero nel comunicare onestamente la verit\u00e0 anche se scomoda, risoluto nell\u2019assumere decisioni che nessuno vorrebbe prendere. Di lui cos\u00ec parla Walter Ricciardi, che un anno fa se ne era andato in polemica con le scelte del governo di allora e proprio da Speranza richiamato a collaborare:\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Sono rimasto sorpreso dal ministro Roberto Speranza, che ho conosciuto tre giorni fa. \u00c8 una persona perbene, cerca di risolvere una situazione che metterebbe a dura prova qualsiasi politico. Avrei comunque detto s\u00ec alla richiesta del ministero, ma ora sono anche pi\u00f9 convinto<\/em>.<\/p>\n<p>Grazie anche a te ministro! Un abbraccio.<\/p>\n<div class=\"crunchify-social\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 28 febbraio. Il programma della serata prevede un incontro organizzato da tempo dal nostro \u201claboratorio culturale\u201d. Titolo \u201cConvivere con la morte\u201d. Una serata di riflessione su un tema difficile, con un parroco, un pastore valdese, una filosofa. 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