{"id":152,"date":"2019-09-03T12:59:30","date_gmt":"2019-09-03T10:59:30","guid":{"rendered":"http:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/?page_id=152"},"modified":"2020-06-12T10:29:23","modified_gmt":"2020-06-12T08:29:23","slug":"culturasocieta","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/?page_id=152","title":{"rendered":"Cultura&#038;Societ\u00e0"},"content":{"rendered":"<h3>LIBRI, MASSIMO BORGHESI \u201cLA TERZA ET\u00c0 DEL MONDO. L\u2019UTOPIA DELLA SECONDA MODERNIT\u00c0\u201d<\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">di\u00a0<strong>Nicola F. Pomponio<\/strong>\u00a0&#8211; Il senso dell\u2019ultima opera di\u00a0<strong>Massimo Borghesi<\/strong>, professore di Filosofia morale presso l\u2019Universit\u00e0 di Perugia, \u00e8 tutto contenuto nei due ordinali del titolo e del sottotitolo.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019idea della \u201cterza et\u00e0 del mondo\u201d come compimento della storia e inizio di un regno dello Spirito, dopo quello del Padre (ebraismo) e del Figlio (cattolicit\u00e0 medievale), in cui tutte le forme concrete della religione cristiana si annullano in una fratellanza universale e nell\u2019effusione del Paraclito, venne proposta per la prima volta dall\u2019abate\u00a0<\/span><strong>Gioacchino da Fiore<\/strong><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0nel XIII secolo. Questo sogno gnostico-millenaristico e il suo sviluppo nella riflessione occidentale \u00e8 stato analizzato con acume e profondit\u00e0 a tutt\u2019oggi insuperata dal gesuita francese\u00a0<\/span><strong>Henri De Lubac<\/strong><span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">A partire da De Lubac,\u00a0<strong>Borghesi<\/strong>\u00a0approfondisce la tesi della secolarizzazione come svolgimento dell\u2019ideale florense e quindi della modernit\u00e0 come sviluppo autonomo da un Cristianesimo ereticale di cui mantiene, trasformandola, la promessa di realizzazione del regno di Dio sulla terra. Il testo si sofferma cos\u00ec non solo sulle posizioni di\u00a0<strong>De Lubac<\/strong>\u00a0ma anche su quelle, affini, di\u00a0<strong>Karl Loewith<\/strong>\u00a0e su quelle contrarie di\u00a0<strong>Blumenberg<\/strong>. Per Borghesi, al termine di una attenta e ponderata disamina delle posizioni di questi autori (ma anche di Taubes, Voegelin, von Balthasar, Del Noce e altri) si potr\u00e0 parlare di secolarizzazione, in quanto \u201cmodello di salvezza affine a quello cristiano proprio per potersi opporre ad esso \u2026 come metamorfosi della gnosi e non gi\u00e0 come traduzione secolare di contenuti cristiani\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019autore istituisce cos\u00ec un rapporto complesso e delicato tra\u00a0<strong>Cristianesimo<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>modernit\u00e0<\/strong>; il pensiero moderno nel suo movimento di immanentizzazione di idee, concetti, attese, speranze cristiane incontra e sviluppa temi gioachimiti ponendoli definitivamente al di fuori del contesto cristiano. Il libro analizza meticolosamente i luoghi in cui anche piccole variazioni di significato dei termini portano a sviluppi impensati e importanti. Da questo punto di vista grande spazio \u00e8 dato a un pensatore che non \u00e8 molto considerato, a torto, fondamentale nello sviluppo del pensiero occidentale:\u00a0<strong>Gotthold Ephraim Lessing<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Contrariamente alla ricostruzione di\u00a0<strong>De Lubac<\/strong>, che nomina e analizza\u00a0<strong>Lessing<\/strong>\u00a0ma senza dargli un rilievo notevole,\u00a0<strong>Borghesi<\/strong>\u00a0individua in lui e nella sua ripresa del Vangelo Eterno, ne \u201c<em>L\u2019educazione del genere umano<\/em>\u201d, un punto di svolta fondamentale nella storia della modernit\u00e0. Quando\u00a0<strong>Lessing<\/strong>, citando i \u201cvisionari del XIII e XIV secolo\u201d sostiene che \u201cnon erano animati da cattive intenzioni quando insegnavano che il Nuovo Testamento doveva diventare altrettanto antiquato come lo \u00e8 diventato l\u2019Antico\u201d (paragr. 88), sta introducendo all\u2019interno di una temperie culturale al tramonto dell\u2019illuminismo una visione storica ed escatologica che, fatta propria dal nascente Romanticismo, segner\u00e0 una frattura fondamentale nello svolgersi della modernit\u00e0 stessa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Qui arriviamo all\u2019ordinale del sottotitolo.\u00a0<strong>Borghesi<\/strong>\u00a0parla di \u201cseconda modernit\u00e0\u201d. Per l\u2019autore la grande frattura della storia europea \u00e8 rappresentata dalla\u00a0<strong>Riforma Protestante<\/strong>, dalla rottura della\u00a0<em>Respublica christianorum<\/em>\u00a0e dalle conseguenti guerre di religione che insanguinarono il continente almeno fino alla\u00a0<strong>pace di Westfalia<\/strong>\u00a0(1648). Questa prima modernit\u00e0, si noti che la periodizzazione di Borghesi \u00e8 del tutto analoga a quella utilizzata dallo storico\u00a0<strong>Greengrass\u00a0<\/strong>ne \u201c<em>La Cristianit\u00e0 in frantumi<\/em>\u201d, nasce da questioni interne al\u00a0<strong>Cristianesimo<\/strong>\u00a0e non riesce a trovare soluzioni soddisfacenti nel Cristianesimo stesso, per cui a partire dalla seconda met\u00e0 del \u2018600 e per tutto il \u2018700 la riflessione lentamente cambia portando dalla preminenza della discussione teologica a quella della critica, sempre pi\u00f9 corrosiva e scettica, del\u00a0<strong>deismo<\/strong>\u00a0e dell\u2019<strong>illuminismo<\/strong>\u00a0nei confronti della religione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Lessing<\/strong>\u00a0si situa quindi saldamente all\u2019interno della seconda modernit\u00e0 (post Westfalia), ma al tornante tra\u00a0<strong>illuminismo<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>romanticismo<\/strong>. La sua visione storica tripartita verr\u00e0 sistematizzata e condotta alla pi\u00f9 ammirevole coesione interna dal panlogismo hegeliano.\u00a0<strong>Borghesi<\/strong>\u00a0dedica molte pagine, con un interessante excursus sull\u2019arte moderna, al pensiero di\u00a0<strong>Hegel<\/strong>, visto come il punto pi\u00f9 alto raggiunto dalla interpretazione trinitaria della storia a partire da una cristologia che ha come approdo la trasformazione dello Spirito (Santo) in Spirito (del mondo). Sono pagine di grande interesse dove l\u2019autore, con una sensibilit\u00e0 quasi sismografica, registra ogni pi\u00f9 piccolo slittamento nel significato e nell\u2019uso dei termini dalla giovinezza fino alla grandiosa e, per molti versi, inquietante sistematizzazione finale berlinese.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La fondamentale categoria hegeliana dell\u2019<em>Aufhebung<\/em>\u00a0(superamento) diventa in queste pagine lo strumento principe con cui\u00a0<strong>Borghesi\u00a0<\/strong>analizza la riflessione del filosofo sulla figura del\u00a0<strong>Cristo<\/strong>, sul rapporto fede e filosofia e sul problema del male ma ritorna qui la questione accennata fin dalle prime pagine: \u201cla &lt;teodicea&gt; hegeliana apre\u2026le &lt;porte degli Inferi&gt;, legittimando nella cultura tedesca dell\u2019Ottocento, la positivit\u00e0 del negativo\u201d (p. 32). Questa analisi cos\u00ec ricca di sfumature \u00e8 la stessa che l\u2019autore utilizza nei confronti della sinistra hegeliana (di cui \u00e8 ricostruita la parabola con un\u2019attenzione rara nella letteratura italiana) e di\u00a0<strong>Marx\u00a0<\/strong>di cui emergono le dipendenze e le contrapposizioni (proprio perch\u00e9 ne dipende) nei confronti non tanto di\u00a0<strong>Feuerbach<\/strong>, questione ampiamente acquisita e dibattuta negli studi relativi, quanto di\u00a0<strong>Stirner<\/strong>. Sul rapporto\u00a0<strong>Marx-Stirner<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Marx-Nietzsche<\/strong>\u00a0il testo ci porta al termine dell\u2019Ottocento e lascia intravvedere quelle tragedie novecentesche che in nome di un Terzo Regno (<em>Drittes Reich<\/em>) e di un Paradiso sulla terra hanno realizzato le catastrofi pi\u00f9 terribili della storia dell\u2019umanit\u00e0. Di notevole interesse \u00e8 anche l\u2019analisi dedicata all\u2019ideologia italiana da\u00a0<strong>Mazzini<\/strong>\u00a0a\u00a0<strong>Mussolini\u00a0<\/strong>posta in appendice al testo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">E\u2019 evidente, da quanto fin qui scritto, che Borghesi si muove in un ambito tutto interno all\u2019Europa germanica. Ed \u00e8 questa una scelta senz\u2019altro giustificata da un punto di vista sia storico, sia teoretico: non a caso parla di \u201cvia tedesca alla modernit\u00e0\u201d. Eppure nella sua periodizzazione storica, che come s\u2019\u00e8 visto \u00e8 fondamentale nella ricostruzione dell\u2019evoluzione culturale occidentale, vi \u00e8 un \u201csovrappi\u00f9\u201d di significato che non deve sfuggire. Parlare di due modernit\u00e0 non \u00e8 qualcosa di legittimo solo per l\u2019Europa continentale. Se si allarga lo sguardo alle isole Britanniche non pu\u00f2 sfuggire quel movimento di evoluzione interno al protestantesimo di stampo calvinista che, seguendo\u00a0<strong>Weber<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Troeltsch<\/strong>, dopo la Rivoluzione inglese porta a un \u201cneo-protestantesimo\u201d e infine alla razionalit\u00e0 moderna. Un \u201cneo-protestantesimo\u201d che spesso giunge ad esiti che ben poco hanno a che vedere col pensiero di\u00a0<strong>Calvino<\/strong>\u00a0(come not\u00f2 lo stesso\u00a0<strong>Weber<\/strong>) ma che da Calvino prende impulso; un po\u2019 come la riflessione hegeliana che da\u00a0<strong>Lutero<\/strong>\u00a0e attraverso Lutero si forgia per giungere a esiti che hanno ormai pochi punti di contatto con Lutero stesso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In ambito anglosassone il sogno gioachimita non sembra svolgere un ruolo cos\u00ec importante come sul continente e, giustamente, nessuno degli autori citati da\u00a0<strong>Borghesi<\/strong>\u00a0se ne occupa. Vogliamo per\u00f2 evidenziare come nell\u2019ambito di una\u00a0<strong>Riforma<\/strong>\u00a0non pi\u00f9 legata al\u00a0<strong>monaco di Wittenberg<\/strong>\u00a0si prenda una strada diversa che porta ad una diversa modernit\u00e0, quella anglo-americana. Preme quindi solo sottolineare come quella linea che\u00a0<strong>De Lubac<\/strong>, attraverso infinite mediazioni, riflessioni, tradimenti e approfondimenti pone da\u00a0<strong>Gioacchino da Fiore<\/strong>\u00a0a\u00a0<strong>Hitler<\/strong>\u00a0(uno degli ultimi paragrafi della sua monumentale opera s\u2019intitola non casualmente \u201cDa Marx a Hitler\u201d) \u00e8 una possibilit\u00e0 di realizzazione del mondo moderno. Forse la pi\u00f9 inquietante, ma senz\u2019altro non l\u2019unica. Il libro di\u00a0<strong>Massimo Borghesi\u00a0<\/strong>contribuisce in modo pregnante a descrivere come un aspetto della modernit\u00e0 si sia realizzato nella cultura dell\u2019Europa occidentale segnandone, talvolta tragicamente, il destino.<\/p>\n<h2><\/h2>\n<h2 class=\"title style-scope ytd-video-primary-info-renderer\">Salvatore Coluccia, Virus e sapone<\/h2>\n<p>L&#8217;Accademia delle Scienze ha avviato una nuova serie di iniziative online per fronteggiare da un punto di vista culturale e scientifico l\u2019emergenza sanitaria e il distanziamento sociale che essa impone. Il Socio Salvatore Coluccia ha videoregistrato un intervento dal titolo Virus e sapone<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Salvatore Coluccia, Virus e sapone\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8pjxS-Hhs40?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h3><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>LIBRI, &#8220;L&#8217;ACCOGLIENZA DELLE PERSONE MIGRANTI. MODELLI DI INCONTRO E SOCIALIZZAZIONE&#8221;. LA RECENSIONE<\/h3>\n<p><strong>AA.VV. (a cura di Tiziana Grassi), One Group Edizioni, L\u2019Aquila, 2019 &#8211; Recensione\u00a0<\/strong>di <strong>Nicola F. Pomponio<\/strong><\/p>\n<p>TORINO &#8211; Il corposo volume che si presenta ci appare come una grande, importante scommessa. In un duplice senso. Innanzi tutto in senso editoriale. Pubblicare un testo cos\u00ec complesso e sfaccettato \u00e8 una fatica e un impegno senz&#8217;altro notevole per la casa editrice che l&#8217;ha curato (<strong>One Group Edizioni<\/strong>, una piccola casa editrice dell\u2019Aquila ma con ottimi libri pubblicati). Ma la scommessa \u00e8 ancor pi\u00f9 importante dal punto di vista culturale e metaculturale. Il volume vede la luce in un periodo caratterizzato da contrapposizioni e lacerazioni importanti all&#8217;interno della societ\u00e0 italiana sulla questione dell&#8217;immigrazione.<\/p>\n<p>In questo contesto il bel libro prende posizione in modo netto e con dovizia di argomentazioni fin dal titolo. Non ci appare assolutamente casuale che in esso non si parli solo di migranti ma si utilizzi l&#8217;espressione <strong>&#8220;persone migranti<\/strong>&#8220;; quel &#8220;persone&#8221; apre immediatamente prospettive che i luoghi comuni e le aberrazioni xenofobe vogliono negare: i migranti sono persone esattamente come chi in questo momento sta scrivendo questa recensione (o chi la sta leggendo), sono persone come tutte le persone che quotidianamente s&#8217;incontrano, con i loro sogni, speranze, sconfitte e vittorie.<\/p>\n<p>Sono persone da trattare come soggetti, non come oggetti, e trattare un uomo come soggetto significa &#8220;<strong><em>riconoscere che non lo si pu\u00f2 definire, classificare, che \u00e8 inesauribile, colmo di speranze e che, egli solo, pu\u00f2 disporre delle sue speranze<\/em><\/strong>&#8221; (<strong>Mounie<\/strong>r &#8220;Il personalismo&#8221;). Altrettanto importante il sottotitolo: la questione delle migrazioni \u00e8 affrontata nella prospettiva dell&#8217;incontro (non dello scontro) e della socializzazione, della integrazione. Questi sono i due fili rossi, cio\u00e8 i migranti come persone inserite in un processo di integrazione, che scandiscono tutti i numerosi interventi del volume. Il testo, con la prefazione del Presidente del Parlamento Europeo <strong>On. David Sassoli<\/strong>, \u00e8 diviso in tre sezioni che affrontano la situazione attuale, le buone pratiche dell&#8217;integrazione e la questione del rapporto tra le migrazioni e le descrizioni nei mezzi di comunicazione.<\/p>\n<p>Sono quasi cento interventi che restituiscono un&#8217;immagine incredibilmente ricca, densa, sfaccettata di questo fenomeno e che aiutano a comprendere sia le difficolt\u00e0 sia le enormi potenzialit\u00e0 che l&#8217;arrivo dei migranti porta con s\u00e9 nella nostra societ\u00e0. Giustamente il libro sviluppa una tesi espressa a chiare lettere dalla curatrice <strong>Tiziana Grassi<\/strong>: &#8220;<em>non ha senso&#8230;interpretare e gestire le migrazioni in corso come evento straordinario o eccezionale congiuntura del momento<\/em>&#8221; (pag.19). E se questa impostazione \u00e8 corretta, come siamo profondamente convinti, diventa ancor pi\u00f9 meschino e inconcludente, se non per chi mesta nel torbido, derubricare le migrazioni sotto il titolo della cosiddetta &#8220;sicurezza&#8221;.<\/p>\n<p>Questa semplificazione non pu\u00f2 comprendere n\u00e9 i drammi personali degli attori coinvolti n\u00e9 tantomeno la dimensione planetaria del fenomeno; si pensi all&#8217;esplosione demografica dell&#8217;Africa o ai nessi tra migrazioni e guerre o al rapporto tra crisi economiche (talvolta indotte proprio dall&#8217;Occidente) e migrazioni, per tacere della relazione con i cambiamenti climatici o dello sfruttamento che le nostre mafie (anche in combutta con malavitosi anch\u2019essi migranti) fanno del lavoro di persone ridotte in schiavit\u00f9. Il quadro si complica immediatamente. Ridurre l&#8217;immigrazione a problema di sicurezza appare cos\u00ec non solo fuorviante ma, in ultima analisi, profondamente errato.<\/p>\n<p>Il libro ha il pregio di raccogliere tante voci senza mai tacere le difficolt\u00e0 che l&#8217;integrazione incontra nella nostra realt\u00e0; difficolt\u00e0 concrete e difficolt\u00e0 di comprensione quando ci s&#8217;imbatte in culture e visioni del mondo talvolta molto diverse dalla nostra. L&#8217;incontro con uno straniero, soprattutto in questi casi, non \u00e8 mai facile ma, al contempo, pu\u00f2 essere qualcosa di estremamente arricchente per l&#8217;intera societ\u00e0. Diventano cos\u00ec di notevole interesse le annotazioni su chi &#8220;ce l&#8217;ha fatta&#8221; scoprendo in tal modo altri aspetti dei fenomeni migratori in cui l&#8217;immigrato \u00e8 liberato dal luogo comune del barcone alla deriva (troppo spesso nella narrazione giornalistica questa \u00e8 l&#8217;unica rappresentazione data dell&#8217;immigrazione) e non solo si integra ma contribuisce attivamente, in prima persona al progresso materiale e spirituale della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0, quella italiana, sempre pi\u00f9 anziana, con sempre meno figli e sempre pi\u00f9 dipendente proprio dai fenomeni migratori che qualcuno invece vuole presentare come la fonte di ogni male, disconoscendo il lavoro prezioso che questi uomini e donne fanno quotidianamente contribuendo alla creazione della ricchezza nazionale. Diventa cos\u00ec importante il tema di come il fenomeno della migrazione venga narrato nei media.<\/p>\n<p>La terza parte del libro \u00e8 tutta dedicata a questo aspetto e la sua lettura risulta molto proficua per la quantit\u00e0 di nessi che vengono evidenziati. Non solo c&#8217;\u00e8 stata in Italia una rapidissima evoluzione dell&#8217;atteggiamento dell&#8217;opinione pubblica nei confronti dei migranti (iniziata all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 con l&#8217;immigrazione albanese) ma lo spazio dedicato dai media al fenomeno, in termini talvolta ripetitivamente ossequiosi verso le posizioni pi\u00f9 intolleranti, \u00e8, stando alle statistiche riportate, assolutamente sproporzionato.<\/p>\n<p>Queste annotazioni dovrebbero far riflettere gli operatori dell&#8217;informazione e dovrebbero portare a chiederci fino a che punto conosciamo veramente il problema e fino a che punto pensiamo la questione in modo corretto utilizzando le informazioni fornite dai mass-media. In conclusione non si pu\u00f2 non restare colpiti e ammirare un lavoro cos\u00ec notevole e cos\u00ec importante come questo. Una lettura mai noiosa bens\u00ec arricchente, stimolante e che aiuta a comprendere i tempi in cui viviamo.<\/p>\n<p>__________________________________________________________________________________<\/p>\n<h2><b>Checco Zalone stavolta ha davvero vinto<\/b><\/h2>\n<p>Scritto da: Alessandro Ritella<\/p>\n<p>In un freddo sabato di Gennaio ho approfittato del mio tempo libero al pomeriggio e sono andato al cinema, una delle azioni forse pi\u00f9 educative che si possa compiere che si abbia venti, cinquanta o quindici anni. Stavolta Checco Zalone ha sbaragliato meglio delle altre volte il botteghino e soprattutto ha lasciato di stucco chi si sarebbe aspettato una comicit\u00e0 sbarazzina e scontata. Non voglio stare qui a raccontare il film perch\u00e9 gli articoli come questi, le recensioni, servono a indicare il motivo per muoversi di casa e scegliere di portarsi a casa un insegnamento, un motivo in pi\u00f9 per dire che da domani cambio sguardo o almeno ci provo.<img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-288 alignright\" src=\"http:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/image.jpeg\" alt=\"\" width=\"334\" height=\"477\" srcset=\"https:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/image.jpeg 280w, https:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/image-210x300.jpeg 210w\" sizes=\"(max-width: 334px) 100vw, 334px\" \/><br \/>\nTornando a Checco Zalone e a Tolo Tolo, reputo sia stato geniale usare come trailer la sua Immigrato, parodia di Italiano di Tot\u00f2 Cotugno, e poi mettere in scena uno spettacolo in cui si vede quasi un mondo alla rovescia, che da a volte l&#8217;idea di essere un razzismo al contrario, che forse \u00e8 ancora pi\u00f9 convincente di quando ci raccontano com&#8217;era la storia per gli italiani nel Nordamerica del primo Novecento. Zalone ha affrontato il tema dell&#8217;immigrazione portando alla luce il nostro comportamento. La cosa pi\u00f9 straordinaria \u00e8 essere riusciti a parlarne con una comicit\u00e0 leggera mostrando la volgarit\u00e0 tipicamente italiana che noi mettiamo. E soprattutto \u00e8 riuscito ad affrontare quel tema senza buonismo, lasciando perdere la polemica e facendo uscire dalle sale un&#8217;altra visione dell&#8217;immigrazione, che esce dagli schemi e e capovolge la tendenza comune non solo perch\u00e9 fa vedere l&#8217;Italia del ventunesimo secolo, ma perch\u00e9 mette in mostra gli italiani di questi tempi che dell&#8217;Africa conoscono solo i villaggi resort e non si lasciano nemmeno un attimo per sbaglio toccare dal senso di empatia e da quel momento particolare della propria vita in cui ci si pongono domande esistenziali del tipo &#8220;perch\u00e9 io son cos\u00ec fortunato?&#8221;. C&#8217;\u00e8 dentro l&#8217;assoluta ignobilt\u00e0 di chi utilizza in modo improprio la bont\u00e0 e la disponibilit\u00e0 per l&#8217;ascolto e la testimonianza. Da quel film esce la figura, a volte presente, del reporter sedicente che non ha solo l&#8217;obiettivo di documentare e sensibilizzare. Insomma il lavoro di Zalone \u00e8 stato prendere una storia comune e metterci le eventualit\u00e0 probabilmente peggiori che possano capitare a un uomo dal suo fallimento in casa alla sua nuova vita in un altro continente passando per una decisione coraggiosa.<br \/>\nDovremmo forse usare il mezzo del cinematografo per progettare. A volte la dimensione del grande schermo non \u00e8 stralunata e fuori dal concetto di mondo, ma \u00e8 in realt\u00e0 pi\u00f9 concreta e pi\u00f9 reale di tanti discorsi sopra i massimi sistemi dell&#8217;universo fatti dalla qualunque.<\/p>\n<div class=\"itemHeader\">\n<p>_________________________________________________________________________________<\/p>\n<h2><strong>Roman Polanski: \u201cL\u2019ufficiale e la spia\u201d, ovvero della banalit\u00e0\u00a0<\/strong><strong>e della grandezza del bene<\/strong><\/h2>\n<p><span class=\"itemAuthor\">Scritto da: Nicola F. Pomponio<\/span><\/p>\n<p>Rimarrebbe deluso chi andasse a vedere l\u2019ultimo film di <strong>Roman Polanski<\/strong> per assistere alla ricostruzione storica del famoso <strong>affare Dreyfus<\/strong> che scosse la <strong>Francia <\/strong>negli ultimi anni dell\u2019Ottocento. N\u00e9 rimarrebbe soddisfatto chi volesse vedere in questa pellicola la risposta del regista alle accuse del movimento #metoo. Certo ambedue gli aspetti sono presenti ma adombrano, soprattutto il primo, il punto di partenza per narrare non tanto la storia dello scandalo quanto il ruolo di chi quello scandalo ebbe il coraggio di denunciare mettendosi contro i propri superiori e i loro ordini in nome della preminenza della propria coscienza.<br \/>\nIl film ricostruisce, con dovizia di particolari e con un andamento da thriller, come l\u2019antisemita <strong>colonnello Picquart<\/strong> giunga a riconoscere l\u2019innocenza del capitano ebreo <strong>Dreyfus<\/strong>, accusato di spionaggio, e a individuare la vera spia che passava informazioni ai tedeschi. Subito Picquart, che in un primo momento era convinto della colpevolezza del capitano, avvisa i propri superiori dell\u2019errore giudiziario ma tutte le alte sfere militari gli consigliano di lasciar perdere e poi lo osteggiano apertamente spedendolo in luoghi pericolosi, facendolo pedinare e, infine, arrestandolo. A questo punto Picquart entra in contatto con un piccolo ma determinato gruppo di innocentisti, costituito da uomini che fecero la storia della Francia come Zola e Clemenceau, i quali in base alle sue rivelazioni faranno riaprire il caso con un finale che, non descritto nel film, in realt\u00e0 fu meno lieto di quanto si possa credere visto che, formalmente, Dreyfus non venne mai assolto da un tribunale militare e venne addirittura aggredito in strada nove anni dopo la grazia.<\/p>\n<p><img src=\"https:\/\/i.imgur.com\/2ijLmDs.jpg\" \/><\/p>\n<p>Questa la trama esteriore ed \u00e8 una storia, a grandi linee, conosciuta da quasi tutti. La particolarit\u00e0 e la ricchezza del film sta nella ricostruzione, fedele, del personaggio Picquart. Il colonnello, magistralmente interpretato da <strong>Jean Dujardin<\/strong>, \u00e8 un uomo che antepone alle proprie convinzioni personali, come un blando antisemitismo, il culto inflessibile per la Verit\u00e0 e la Giustizia, culto invero tutto laico e senza alcun riferimento religioso. Su questo tema si snoda il racconto e la rivendicazione della superiorit\u00e0 della legge morale rispetto a qualsiasi gerarchia che tale morale calpesta. Quella di Picquart \u00e8 una sorta di religione civile in cui l\u2019esercito ha il compito di incarnare, difendere la moralit\u00e0 e non calpestarla (si faccia attenzione al confronto con il suo sottoposto Henry); con questa convinzione interiore di ci\u00f2 che \u00e8 giusto e ci\u00f2 che non lo \u00e8, Picquart ingaggia lo scontro con un sistema militar-giudiziario che, colpo su colpo, nega la verit\u00e0 e tenta d\u2019imporsi, fino all\u2019ultimo, con l\u2019inganno, le falsificazioni, le menzogne.<\/p>\n<p>La sceneggiatura segue passo passo questo scontro ricostruendo ambienti e personaggi con acume psicologico e dovizia di particolari. Di notevole interesse \u00e8 l\u2019ambientazione del palazzo del controspionaggio dove <strong>Picquart<\/strong> agisce in qualit\u00e0 di comandante. Il suo predecessore, tra i principali accusatori di <strong>Dreyfus<\/strong>, ne aveva fatto un luogo equivoco di incontri con i bassifondi e senza alcuna disciplina militare; i cambiamenti apportati nell\u2019organizzazione (sostituzione di parte del personale, eliminazione dei rapporti \u201cinformali\u201d, istituzione di un registro per annotare chi entrava e chi usciva ecc.) sono la razionalizzante proiezione esterna di un ordine morale interiore del protagonista. Cos\u00ec tra gli scricchiolanti pavimenti di legno dei palazzi della burocrazia militare e gli scintillanti salotti dell\u2019alta societ\u00e0 parigina, Picquart diventa il modello di un uomo che, trovandosi al centro di avvenimenti ben pi\u00f9 grandi di lui, sceglie di agire in base alla voce interiore. Scelta non facile non solo per le conseguenze nella vita personale (e <strong>Polanski<\/strong> descrive bene a che livello di bassezza \u00e8 disposto a scendere il Potere quando si sente minacciato) ma anche per la vita dell\u2019intera Francia.<\/p>\n<p>Il film, come detto, \u00e8 interessato soprattutto al colonnello ma in almeno due casi allarga lo sguardo, velocemente, all\u2019intera societ\u00e0 francese. Significativa \u00e8 la scena in cui gli \u201cantidreyfusards\u201d bruciano in un rogo lo scritto di <strong>Zola<\/strong> (\u201cJ\u2019accuse\u201d) a favore del capitano ebreo; \u00e8 chiaro il riferimento ai roghi che poco meno di quarant\u2019anni dopo in <strong>Germania<\/strong> sarebbero stati allegramente allestiti dagli studenti tedeschi. Ma ancor pi\u00f9 significativo \u00e8 un altro dettaglio che la sceneggiatura mostra quasi di passaggio e quindi rende ancor pi\u00f9 interessante. Durante i vari processi intentati per la riabilitazione vengono mostrati gli ingressi dei personaggi al tribunale e mentre <strong>Picquart<\/strong> \u00e8 sottoposto agli insulti della folla, i generali sono applauditi e osannati dalla stessa folla. Questo particolare rispetta, purtroppo, la realt\u00e0 storica: i \u201cdreyfusards\u201d erano una piccola minoranza nella societ\u00e0 mentre gli antisemiti rappresentavano la rumorosa e, in nuce, squadristicamente determinata fazione violenta inneggiante allo scontro fisico.<\/p>\n<p>Con il saldarsi di antisemitismo e nazionalismo (i generali si autoproclamano veri rappresentanti degli interessi francesi) e con il relativo rogo di quanto ritenuto sbagliato l\u2019orrore nazionalsocialista \u00e8 alle porte. Se pensiamo poi che solo poco pi\u00f9 di quarant\u2019anni dopo centinaia di uomini diranno che hanno ucciso degli inermi nelle camere a gas perch\u00e9 cos\u00ec erano gli ordini, possiamo apprezzare la condotta del <strong>colonnello Picquart<\/strong> ma anche la debolezza, la fragilit\u00e0 di una coscienza umana in cui il male opera continuamente. Picquart, si \u00e8 detto, agisce secondo coscienza e una volta scelta la via, la persegue sino in fondo. In fin dei conti per lui, per la formazione che ha, per il codice d\u2019onore che lo sostiene non \u00e8 difficile ascoltare la propria coscienza, \u00e8 quasi banale, ma il tenere fermo alla propria coscienza rappresenta la vera grandezza di un oscuro ufficiale superiore francese. Picquart diventa cifra della possibilit\u00e0 del meglio.<\/p>\n<\/div>\n<p>_________________________________________________________________________________<\/p>\n<div class=\"itemHeader\">\n<h2><\/h2>\n<h2 class=\"itemTitle\">Archeologia e storia in Abruzzo e Molise<\/h2>\n<p><span class=\"itemAuthor\">Scritto da: Nicola F. Pomponio<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"itemToolbar\"><\/div>\n<div class=\"itemRatingBlock\">\n<div class=\"clr\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"itemBody\">\n<div class=\"itemImageBlock\">\n<p><span class=\"itemImage\"><a class=\"\" title=\"Click to preview image\" href=\"http:\/\/www.agoramagazine.it\/media\/k2\/items\/cache\/c022844688e02cd70660f108b0faf0c7_XL.jpg\" rel=\"{handler: 'image'}\"><img class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.agoramagazine.it\/media\/k2\/items\/cache\/c022844688e02cd70660f108b0faf0c7_L.jpg\" alt=\"Archeologia e storia in Abruzzo e Molise\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<div class=\"clr\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"itemIntroText\">\n<p>Duemilatrecentoquaranta anni fa, nel 321 a.C. si consum\u00f2 uno degli eventi pi\u00f9 ingloriosi della storia di\u00a0<strong>Roma<\/strong>. Le legioni consolari, bloccate tra due strette gole e circondate dai nemici sulle alture, dovettero arrendersi, senza combattere, alle bellicose trib\u00f9 sannite; \u00e8 l\u2019episodio delle \u201c<strong>forche caudine<\/strong>\u201d in cui i consoli e tutti i legionari furono costretti a passare, seminudi, sotto un bastone in segno di sottomissione.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"itemFullText\">\n<p>Ci\u00f2 per\u00f2 non imped\u00ec che una ventina d\u2019anni dopo i\u00a0<strong>Sanniti<\/strong>\u00a0(un insieme di popolazioni che controllavano l\u2019<strong>Abruzzo<\/strong>, il\u00a0<strong>Molise<\/strong>\u00a0e la\u00a0<strong>Campania<\/strong>\u00a0settentrionale) fossero sconfitti e inglobati nei domini romani.<\/p>\n<p class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-f_vUFXIfjdQ\/XWiWKw0ODWI\/AAAAAAAAadg\/aP5rp7UPcbUa-OwYNo9OxJ7hrkO1yNliQCLcBGAs\/s1600\/Pietrabbondante%2Bteatro%2Bcon%2Bschienali.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-f_vUFXIfjdQ\/XWiWKw0ODWI\/AAAAAAAAadg\/aP5rp7UPcbUa-OwYNo9OxJ7hrkO1yNliQCLcBGAs\/s320\/Pietrabbondante%2Bteatro%2Bcon%2Bschienali.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"240\" border=\"0\" data-original-width=\"1600\" data-original-height=\"1200\" \/><\/a><\/p>\n<p>Di quelle lontane epoche non \u00e8 rimasto molto ma due siti collegati a questo evento, ambedue in\u00a0<strong>Molise<\/strong>, sono di grande interesse e suggestione e se ne consiglia la visita. Il primo, non lontano dal fiume Trigno che separa l\u2019Abruzzo dal Molise, \u00e8 il santuario italico di\u00a0<strong>Pietrabbondante<\/strong>. Questo complesso, costruito tra il III e il I sec. a.C., \u00e8 costituito da due templi e un teatro. Luogo principe di identit\u00e0 collettiva, Pietrabbondante non era riservata solo al culto ma anche alle decisioni politiche pubbliche. Il complesso si adagia sul dorso di una collina con un panorama, siamo a poco pi\u00f9 di 1000 m. di altezza, mozzafiato. Alture fittamente boscose si stendono a perdita d\u2019occhio mentre il santuario si articola in un grande tempio che sovrasta un ampio teatro, unico esempio dell\u2019antichit\u00e0 in cui i sedili sono completati da schienali (!), e un altro tempio pi\u00f9 piccolo a fianco del teatro. E\u2019 dal tempio maggiore che lo sguardo spazia sia sul sito sia sulla vallata che si stende davanti; l\u2019impressione \u00e8 di una grande, solenne, composta austerit\u00e0 nonch\u00e9 di un tesoro ancora tutto da scoprirsi quando, osservando la zona non aperta al pubblico, si notano colonne e muri portati recentemente alla luce con gli scavi tuttora attivi.<\/p>\n<p class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-BKKHMYRZBmY\/XWiWRbnh9gI\/AAAAAAAAadk\/upeS5-GlZqUhaTXE4a3nk9YwmXfKD1X1ACLcBGAs\/s1600\/Saepinum%2Bcardo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-BKKHMYRZBmY\/XWiWRbnh9gI\/AAAAAAAAadk\/upeS5-GlZqUhaTXE4a3nk9YwmXfKD1X1ACLcBGAs\/s320\/Saepinum%2Bcardo.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"320\" border=\"0\" data-original-width=\"1200\" data-original-height=\"1600\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il santuario fu utilizzato fino al I secolo a.C. perch\u00e9 questa data segn\u00f2 la fine delle popolazioni sannite come soggetti ancora in parte autonomi e la definitiva romanizzazione dell\u2019area. Il tutto avvenne molto rapidamente, in meno di dieci anni. Nel 91 a.C. scoppi\u00f2 la\u00a0<strong>Guerra sociale<\/strong>\u00a0(da \u201csocii\u201d, cio\u00e8 alleati) in cui i\u00a0<strong>Sanniti<\/strong>\u00a0insieme ad altre popolazioni italiche insorsero per ottenere lo status di cittadini romani. Militarmente sconfitti, vinsero politicamente perch\u00e9 i\u00a0<strong>Romani<\/strong>\u00a0per terminare il conflitto riconobbero le loro rivendicazioni concedendo la cittadinanza a tutti i popoli al sud del Po. Ma pochi anni dopo i Sanniti (che avevano continuato lo scontro con Roma), coinvolti nelle guerre civili che porteranno alla fine della Repubblica e alla nascita dell\u2019Impero, si schierarono contro\u00a0<strong>Silla<\/strong>\u00a0e il Senato e a favore dei \u201cpopulares\u201d. La sconfitta di questi nel 82 a.C. segn\u00f2 l\u2019inizio di un vero e proprio genocidio con l\u2019eliminazione fisica e la crocifissione di migliaia di persone ed \u00e8 in questo contesto che Pietrabbondante venne proibito come luogo di riunione e ben presto abbandonato.<\/p>\n<p>A pochi chilometri dal santuario vale la pena visitare un altro sito archeologico che rappresenta la continuazione di questa storia e aiuta a comprendere cosa signific\u00f2 per queste terre la conquista romana. Ai piedi del massiccio del\u00a0<strong>Matese<\/strong>, in pianura, lungo l\u2019antico tratturo Pescasseroli-Candela e oggi sulla statale per Benevento, la citt\u00e0 di\u00a0<strong><em>Saepinum<\/em><\/strong>\u00a0\u00e8 un esempio illuminante per comprendere come la romanizzazione ag\u00ec attraverso la fondazione di nuovi centri urbani. Questo luogo, che prende il nome da un antico insediamento sannita sui monti circostanti e distrutto dalle legioni nel 293 a.C., risale al I secolo d.C. ed \u00e8 quindi posteriore solo di alcune decine di anni alla chiusura di\u00a0<strong>Pietrabbondante<\/strong>\u00a0ma vi si rinvengono, con una chiarezza ammirevole, tutte le caratteristiche delle citt\u00e0 romane. Oggi \u00e8 istruttivo percorrere le due vie principali, cardo e decumano, intersecantesi ad angolo retto e ben conservate, anche se bisognose di pi\u00f9 manutenzione; ammirare i resti della basilica con colonne con capitelli ionici; osservare il teatro perfettamente leggibile o l\u2019unico esempio che ci \u00e8 giunto dall\u2019antichit\u00e0 di mulino ad acqua.<\/p>\n<p class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-BZ4n1mPzVl4\/XWiWXVmQ8jI\/AAAAAAAAado\/hOKIN2mWaxsIfq3-40tYlWPEhceLNAVsACLcBGAs\/s1600\/Saepinum%2Bteatro.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-BZ4n1mPzVl4\/XWiWXVmQ8jI\/AAAAAAAAado\/hOKIN2mWaxsIfq3-40tYlWPEhceLNAVsACLcBGAs\/s640\/Saepinum%2Bteatro.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\" border=\"0\" data-original-width=\"1600\" data-original-height=\"1200\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non mancano poi quei luoghi pubblici che caratterizzano le citt\u00e0 romane nei tre continenti su cui si stendeva l\u2019impero: le terme, il \u201c<em>macellum<\/em>\u201d, il foro. Insomma, nonostante siano passati una manciata di decenni dalla chiusura di Pietrabbondante, ci si ritrova in un ambito completamente diverso; l\u00ec era il luogo di ritrovo, in un ambiente dalla selvaggia bellezza, di popoli montanari con riti e cariche politiche comuni, qui \u00e8 un ordinato \u201c<em>municipium<\/em>\u201d di pianura ben inserito in un grande impero con pratiche e cultura comune; l\u00ec vive ancora la fierezza per la propria autonomia, ma non pi\u00f9 indipendenza, con l\u2019esaltazione di una particolarit\u00e0 in contrasto con il mondo latino, qui \u00e8 l\u2019\u201d<strong><em>Urbs<\/em><\/strong>\u201d che domina, ma non lo fa pi\u00f9 con la forza bens\u00ec inserendo il territorio in un ambito pi\u00f9 vasto attraverso, si noti il particolare fondamentale, la cittadinanza e la cooptazione delle aristocrazie nel governo locale o addirittura in quello imperiale.\u00a0<strong>Pietrabbondante<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong><em>Saepinum\u00a0<\/em><\/strong>rappresentano cos\u00ec due momenti diversi, vicini nel tempo e nello spazio, fondamentali nella storia dei popoli di questa parte d\u2019Italia; nella prima popolazioni fiaccate, ma non ancora domate, si adeguano ai nuovi tempi con un santuario che risente delle caratteristiche costruttive ellenistiche pur mantenendo stilemi italici, come il rialzo dei templi, nella seconda si manifesta, sia urbanisticamente sia socialmente, il pieno inserimento di questi popoli nella \u201cpax romana\u201d.<\/p>\n<p>Ma questi siti sono da mettere in connessione da un lato con il Museo Archeologico di\u00a0<strong>Chieti<\/strong>, ove oltre al famosissimo\u00a0<strong>Guerriero di Capestrano<\/strong>\u00a0vengono ricostruite la storia e i caratteri di queste popolazioni prima della conquista romana, dall\u2019altro con il piccolo ma brillantissimo gioiellino che \u00e8 il Museo Archeologico di\u00a0<strong>Corfinio<\/strong>. Questo paese in provincia dell\u2019Aquila in epoca romana era una grande citt\u00e0 e fu la capitale dei rivoltosi della guerra sociale.<\/p>\n<p class=\"separator\"><a href=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-JFOWqAwPG1M\/XWiWe3_TVoI\/AAAAAAAAadw\/fQSS3vq0HBsWCBa0dzaxTLP9WNLJkJlrwCLcBGAs\/s1600\/Pietrabbondante%2Bteatro%2Be%2Btempio%2Bmaggiore.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-JFOWqAwPG1M\/XWiWe3_TVoI\/AAAAAAAAadw\/fQSS3vq0HBsWCBa0dzaxTLP9WNLJkJlrwCLcBGAs\/s320\/Pietrabbondante%2Bteatro%2Be%2Btempio%2Bmaggiore.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"240\" border=\"0\" data-original-width=\"1600\" data-original-height=\"1200\" \/><\/a><\/p>\n<p>Qui si trova un elemento di notevole interesse nel passaggio storico-politico tra Pietrabbondante e\u00a0<em>Saepinum<\/em>. La preziosissima collezione numismatica del museo mostra, tra le tante, due monete coniate dai ribelli sulle quali in una il toro italico abbatte la lupa romana e, nell\u2019altra, si raffigura il giuramento di fedelt\u00e0 anti-romano delle popolazioni (\u201c<em>sacramentum<\/em>\u201d); in ambedue i casi \u00e8 iscritta sulla moneta, per la prima volta nella storia in modo coscientemente politico in quanto simbolo dell\u2019unione di tutti i popoli della penisola coalizzati contro Roma, il nome della nazione che si era ribellata:\u00a0<strong>Italia<\/strong>!<\/p>\n<p>Come si \u00e8 detto \u00e8 la prima volta nella storia che questo termine geografico assume valenza politica, ma \u00e8 bene non perdere la testa dietro fantasime romantico-nazionalistiche o, peggio ancora, campanilistiche.\u00a0<strong>Roma<\/strong>\u00a0vinse sull\u2019Italia non solo per la forza delle legioni ma soprattutto per la capacit\u00e0 di assimilare attraverso la concessione della cittadinanza, quello che allora era il \u201cdiverso\u201d.\u00a0<strong><em>Saepinum<\/em><\/strong>\u00a0mostra questa abilit\u00e0 e apertura al nuovo che alla fine costitu\u00ec la forza di un impero durato pi\u00f9 di quattro secoli in cui non solo gli italici potevano aspirare ai pi\u00f9 alti posti di comando ma potevano diventare imperatori uomini provenienti dalle pi\u00f9 lontane periferie come l\u2019<strong>Africa<\/strong>, la\u00a0<strong>Siria<\/strong>, la\u00a0<strong>Britannia<\/strong>, la\u00a0<strong>Spagna<\/strong>\u00a0e, addirittura, l\u2019<strong>Arabia<\/strong>. Forse si pu\u00f2 dire che l\u2019assimilazione degli italici, ben rappresentata dalla parabola Pietrabbondante-Saepinum, divenne il modello per la costruzione di un impero in grado, in questo caso, di eliminare la grettezza e chiusura dei popoli montanari per inserirli in tutto il mondo mediterraneo e oltre. Forse questa fu la pi\u00f9 grande vittoria che i\u00a0<strong>Sanniti<\/strong>\u00a0potessero riportare e che effettivamente riportarono sull\u2019egoismo e le paure della parte pi\u00f9 retriva e xenofoba delle classi dirigenti dell\u2019<strong>Urbe<\/strong>.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LIBRI, MASSIMO BORGHESI \u201cLA TERZA ET\u00c0 DEL MONDO. L\u2019UTOPIA DELLA SECONDA MODERNIT\u00c0\u201d di\u00a0Nicola F. Pomponio\u00a0&#8211; Il senso dell\u2019ultima opera di\u00a0Massimo Borghesi, professore di Filosofia morale presso l\u2019Universit\u00e0 di Perugia, \u00e8 tutto contenuto nei due ordinali del titolo e del sottotitolo. 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