{"id":432,"date":"2020-06-04T13:27:35","date_gmt":"2020-06-04T11:27:35","guid":{"rendered":"http:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/?p=432"},"modified":"2020-06-04T13:27:35","modified_gmt":"2020-06-04T11:27:35","slug":"la-forza-del-lavoro-per-rendere-litalia-piu-giusta-e-piu-moderna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/piemonte.articolo1mdp.it\/?p=432","title":{"rendered":"La forza del lavoro per rendere l\u2019Italia pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 moderna"},"content":{"rendered":"<p>La definizione di un\u2019agenda di riforme in materia economica, sociale e del mercato del lavoro \u00e8 essenziale per scegliere una strategia che consenta al nostro Paese di affrontare le conseguenze della pandemia e di intraprendere la strada di un nuovo modello di crescita sostenibile sul piano sociale e ambientale.<\/p>\n<p><strong>La salute e sicurezza dei cittadini per un verso e la lotta alle disuguaglianze<\/strong>\u00a0attraverso il sostegno alle famiglie, al lavoro e alle imprese per l\u2019altro, sono i due princ\u00ecpi fondamentali che devono ispirare tutte le azioni necessarie alla ripresa delle attivit\u00e0 economiche e produttive.<\/p>\n<p>\u00c8 bene provare a distinguere tra interventi immediati, di resistenza, necessari a consentire la riapertura delle attivit\u00e0 e ad attutire gli effetti sociali, e interventi di pi\u00f9 ampio respiro che scaturiscano dall\u2019esperienza di questi mesi; non dobbiamo per\u00f2 sottovalutare che ci\u00f2 che avviene e si fa oggi condiziona in modo decisivo assetti ed equilibri futuri.<\/p>\n<p>La tempestivit\u00e0 di questi interventi \u00e8 un fattore decisivo perch\u00e9 gli effetti sociali stanno aggravando le distanze tra ricchi e resto della societ\u00e0, nel mondo del lavoro, tra uomini e donne, tra regioni e all\u2019interno degli stessi territori.<\/p>\n<p><strong>Centralit\u00e0 della Sanit\u00e0 e del welfare, nuovo ruolo delle politiche pubbliche per la crescita e la tutela dell\u2019ambiente, riunificazione del lavoro: su questi aspetti occorre agire in discontinuit\u00e0 con il passato.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 in corso, in Italia e in tutta Europa, una dura battaglia politica tra i fautori di un rapido ritorno ai canoni economici e sociali in vigore prima dell\u2019irruzione del Covid 19 e coloro che vogliono superarli a favore di un nuovo modello di sviluppo sostenibile e inclusivo.<\/p>\n<p>Questa battaglia rappresenta per la maggioranza e il governo, nati in circostanze straordinarie, un esame di maturit\u00e0. La fase di emergenza, anche rispetto ad altri Paesi e al netto degli errori commessi, \u00e8 stata ben gestita, come pure quella attuale di difesa dell\u2019apparato produttivo, del lavoro e di tutela del reddito.<\/p>\n<p>Riteniamo che questo sia il momento per indicare una prospettiva di rilancio che possa unire le forze migliori del Paese e realizzare un programma di riforme con l\u2019obiettivo di rendere l\u2019Italia pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 moderna.<\/p>\n<p>Come forza della sinistra e parte della maggioranza proponiamo di ragionare sulla relazione tra le misure assunte in Italia e quelle in via di approvazione in Europa, sulla connessione tra l\u2019equilibrio del bilancio dello Stato, l\u2019esigenza di una profonda riforma fiscale e l\u2019ammodernamento del sistema di welfare in chiave universalistica.<\/p>\n<p>Riteniamo fondamentale che, superando il paradigma neoliberista, si stabilisca un rapporto pi\u00f9 equilibrato tra Stato e mercato a partire dalla definizione di una politica industriale che consenta al nostro sistema economico e sociale di intraprendere in pieno la via alta dello sviluppo nella competizione internazionale. Gli investimenti a favore dell\u2019istruzione, della ricerca e della formazione permanente devono essere considerati una condizione necessaria per procedere in questa direzione.<\/p>\n<p><strong>Questa prospettiva pu\u00f2 avere successo solo con il contributo attivo delle lavoratrici e dei lavoratori.<\/strong><\/p>\n<p>Partendo dall\u2019attuale frammentazione del lavoro e dal conseguente indebolimento della qualit\u00e0 della nostra democrazia, riteniamo che sia necessario realizzare un sistema di diritti universali e approvare nuove regole sulla rappresentanza e la democrazia come condizione minima per ricostituire l\u2019unit\u00e0 del lavoro e avviare una dinamica di crescita dei salari.<\/p>\n<p>Sul piano pi\u00f9 strettamente politico siamo convinti che la ricostruzione della sinistra debba essere fondata esplicitamente sulla centralit\u00e0 della forza del lavoro e sulla sua rappresentanza come leva per la trasformazione della societ\u00e0, superando debolezze culturali e suggestioni politiche di una fase ormai alle nostre spalle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le misure del governo<\/strong><\/p>\n<p>Sosteniamo le scelte operate finora dal governo per rispondere agli effetti del lockdown: i provvedimenti a tutela del lavoro e le nuove misure di sostegno al reddito, gli aiuti alle famiglie e alle imprese, gli investimenti nella sanit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019esplosione della pandemia ha richiesto l\u2019adozione di risposte inedite come la sospensione dei licenziamenti in primis e, attraverso una straordinaria mobilitazione di risorse pubbliche, l\u2019estensione degli ammortizzatori sociali per sostenere il reddito dei lavoratori dipendenti, il bonus per gli autonomi e le garanzie per la liquidit\u00e0 alle imprese. E\u2019assai rilevante l\u2019attivazione del golden power e la sua applicazione, inedita, anche al mercato intra-UE, a tutela delle nostre aziende strategiche.<\/p>\n<p>\u00c8 positivo che il Decreto Rilancio, oltre a prolungare i provvedimenti gi\u00e0 assunti, contenga misure di sostegno al reddito per coloro che sono rimasti fuori dalle tutele previste dal CuraItalia: colf e badanti, stagionali ed intermittenti, chi ha perso il lavoro nei mesi precedenti e chi lavora in nero.<\/p>\n<p>L\u2019istituzione di una misura ad hoc<strong>, reddito temporaneo di emergenza<\/strong>, \u00e8 molto importante perch\u00e9 assicura un sostegno al reddito per quasi 3 milioni di cittadini che ne sono privi, cos\u00ec come il prolungamento della Naspi e il bonus per colf e badanti.<\/p>\n<p>Siamo favorevoli alla\u00a0<strong>regolarizzazione dei cittadini extracomunitari<\/strong>\u00a0per una questione di elementare giustizia: essi vivono come fantasmi, senza diritti n\u00e9 tutele. Occorre osservare che, allo stato attuale, questo provvedimento \u00e8 parziale perch\u00e9 \u00e8 limitato ai lavoratori del settore agricolo e a colf e badanti e non tiene conto del fatto che questi cittadini operano\u00a0<strong>in<\/strong>\u00a0<strong>tutti i settori produttivi<\/strong>, in particolare nelle costruzioni e nella logistica.<\/p>\n<p><strong>Riteniamo non accettabile l\u2019ipotesi di tornare all\u2019utilizzo dei voucher nell\u2019agricoltura.<\/strong><\/p>\n<p>Il capitolo a sostegno diretto delle imprese si rafforza significativamente a partire dagli\u00a0<strong>aiuti a fondo perduto<\/strong>\u00a0<strong>per le PMI<\/strong>\u00a0ed \u00e8 importante che siano state introdotte norme specifiche a sostegno del turismo, delle strutture alberghiere e delle costruzioni: i comparti in maggiore sofferenza.<\/p>\n<p><strong>La ricapitalizzazione delle aziende<\/strong>, tema sul quale si \u00e8 acceso un dibattito surreale, \u00e8 una misura decisiva se si vuole favorire una ripresa che sia la pi\u00f9 rapida possibile: non siamo alla vigilia di un massiccio piano di nazionalizzazioni, ma se non si agisce rapidamente rischiamo di perdere una quota importante della nostra capacit\u00e0 produttiva. \u00c8 chiaro che, nel caso di intervento dello Stato, occorre prevedere meccanismi di controllo a garanzia del perseguimento dell\u2019interesse pubblico.<\/p>\n<p><strong>Ci siamo impegnati con successo affinch\u00e9 nel Decreto Liquidit\u00e0 non venissero intaccate le condizioni stabilite per l\u2019accesso all\u2019erogazione dei finanziamenti, in particolare quelle riferite al vincolo della tutela dell\u2019occupazione e all\u2019impegno a non delocalizzare.<\/strong>\u00a0Inoltre \u00e8 stata introdotta una norma che prevede l\u2019apertura di un c\/c dedicato ai fini della tracciabilit\u00e0 dell\u2019uso degli aiuti ricevuti e alla riduzione del rischio che il denaro pubblico finisca nelle tasche di imprese controllate dalle organizzazioni criminali.<\/p>\n<p><strong>Il giudizio sulla abolizione della rata Irap di giugno \u00e8, invece, negativo:<\/strong>\u00a0l\u2019assenza del vincolo della perdita di fatturato non \u00e8 condivisibile perch\u00e9 non \u00e8 selettiva dato che premia anche chi non ha subito perdite o ha incrementato il proprio fatturato.<\/p>\n<p>Siamo soddisfatti che nell\u2019ultimo decreto ci siano importanti\u00a0<strong>poste di bilancio sulla sanit\u00e0.\u00a0<\/strong>Esse si sommano a quelle previste con la finanziaria e<strong>\u00a0consentono l\u2019avvio di un serio processo di rilancio del nostro sistema sanitario pubblico<\/strong>\u00a0che parta dal potenziamento della rete territoriale, valorizzando sia le case della salute sia il ruolo dei medici di base, e dall\u2019assistenza domiciliare. Il rafforzamento della rete ospedaliera consentir\u00e0 la separazione tra ospedali e percorsi dedicati al Covid e il resto delle attivit\u00e0 sanitarie; il contact tracing, le ulteriori assunzioni previste e le borse per gli specializzandi andranno a rinnovare e innervare la nuova struttura del SSN.<\/p>\n<p><strong>Il passaggio dal modello organizzativo ospedaliero a quello territoriale<\/strong>\u00a0consentir\u00e0 di elevare la qualit\u00e0 delle prestazioni e di colmare una distanza non solo fisica tra cittadini e la rete dei servizi, mentre l\u2019uso dei\u00a0<strong>big data e delle tecnologie informatiche\u00a0<\/strong>sar\u00e0 sempre pi\u00f9 rilevante sul piano del monitoraggio e della prevenzione. E\u2019 necessario sottolineare che i dati generati dai sistemi di calcolo devono essere gestiti dalla mano pubblica.<\/p>\n<p>La pandemia ha mostrato\u00a0<strong>luci e ombre del nostro sistema di ricerca<\/strong>: centri di eccellenza che sopravvivono con fondi insufficienti e grandi multinazionali in corsa per la gestione del vaccino.<\/p>\n<p>Il sistema pubblico della ricerca sulle<strong>\u00a0bioscienze e le biotecnologie<\/strong>\u00a0\u00e8 strategico e va rilanciato con investimenti che consentano di colmare la distanza con aziende e istituti privati.<\/p>\n<p>\u00c8 indispensabile\u00a0<strong>risolvere il nodo delle competenze tra Stato e Regioni,<\/strong>\u00a0uno dei punti di maggiore sofferenza sia sul piano dell\u2019efficienza sia su quello dei rapporti politici, insieme a quello della ridefinizione, del finanziamento e del monitoraggio dei LEA, per superare le inaccettabili disparit\u00e0 nella reale esigibilit\u00e0 del diritto alla salute.<\/p>\n<p>Rispetto all\u2019azione del governo, l\u2019organizzazione del sistema scolastico e della mobilit\u00e0 sono i due aspetti che al momento destano forte preoccupazione perch\u00e9 impattano immediatamente sulla vita delle famiglie, sui tempi di vita e di lavoro e dunque sul contrasto alle disuguaglianze.<\/p>\n<p>Il decreto rilancio, in vista della riapertura a settembre, prevede\u00a0<strong>l\u2019assunzione di nuovi insegnanti<\/strong><strong>\u00a0e<\/strong>\u00a0<strong>investimenti straordinari sulla rete e sui dispositivi\u00a0<\/strong>per gli istituti e per le famiglie,<strong>\u00a0sull\u2019edilizia scolastica\u00a0<\/strong>al fine di adeguare gli spazi a disposizione. Sono misure positive ma non sufficienti.<\/p>\n<p>L\u2019incremento del sostegno ai\u00a0<strong>centri<\/strong>\u00a0<strong>estivi<\/strong>\u00a0e alle\u00a0<strong>attivit\u00e0<\/strong>\u00a0<strong>extra-scolastiche,<\/strong>\u00a0ricorrendo al terzo settore e alla cooperazione sociale, va incontro alle esigenze di lavoratrici e di lavoratori che hanno consumato parte considerevole delle proprie ferie in queste settimane e che, per ragioni economiche non potranno andare in vacanza.<\/p>\n<p>Va colta l\u2019opportunit\u00e0 di\u00a0<strong>trasformare stabilmente gli Istituti in centri di aggregazione culturale, sociale e sportiva, aperti e fruibili tutto il giorno<\/strong>. Una prospettiva evocata da tempo ma realizzata finora in modo sporadico.<\/p>\n<p><strong>Il sistema dei trasporti<\/strong>\u00a0non \u00e8 nelle condizioni di svolgere il suo ruolo: al netto del numero di lavoratori che rimarranno in smartworking e di un diverso sistema di orari e turni, rimane un elevato numero di persone che hanno bisogno del trasporto pubblico. Si tratta di studenti e lavoratori, donne e uomini, italiani e stranieri che per ragioni economiche non possono affidarsi alla mobilit\u00e0 privata. Gli interventi di rafforzamento della<strong>\u00a0infomobilit\u00e0<\/strong>\u00a0possono favorire un\u2019organizzazione pi\u00f9 razionale dell\u2019esistente a vantaggio degli utenti, ma senza<strong>\u00a0un piano di intervento rapido<\/strong>\u00a0a settembre, con la riapertura delle scuole, la situazione, in particolare nelle aree metropolitane, sar\u00e0 ingestibile.<\/p>\n<p>Accanto agli\u00a0<strong>incentivi alla cosiddetta mobilit\u00e0 alternativa<\/strong>\u00a0occorrono misure di tamponamento che accompagnino una fase di transizione dalla quale si potr\u00e0 uscire solo\u00a0<strong>aumentando il fondo nazionale dei trasporti e prevedendo un piano di investimenti concentrato sulla mobilit\u00e0 pubblica.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non si pu\u00f2 nascondere la difficolt\u00e0 che la macchina amministrativa, nelle sue diverse articolazioni, sta mostrando nella reale attuazione di quanto previsto dai provvedimenti varati.<\/strong>\u00a0C\u2019\u00e8 uno scarto troppo ampio tra il dire e il fare che genera attesa e frustrazione per milioni di cittadini e di famiglie colpite da una improvvisa perdita di reddito.<\/p>\n<p>Questo fenomeno mette a rischio la credibilit\u00e0 della politica e rilancia una critica generalizzata alla burocrazia e ai dipendenti pubblici, alla quale si risponde con una profonda riforma della pubblica amministrazione e con lo snellimento delle procedure burocratiche, come l\u2019autocertificazione che il Decreto Rilancio comincia a prevedere.<\/p>\n<p>Affrontare questo nodo \u00e8 il modo pi\u00f9 efficace anche per rispondere al tentativo di chi, evocando l\u2019emergenza, punta ad\u00a0<strong>indebolire<\/strong>\u00a0<strong>il<\/strong>\u00a0<strong>codice<\/strong>\u00a0<strong>degli<\/strong>\u00a0<strong>appalti<\/strong>\u00a0intaccando garanzie e tutele poste a protezione della trasparenza e della legalit\u00e0, del contrasto alle infiltrazioni criminali e dei diritti dei lavoratori.<\/p>\n<p><strong>Pensiamo che serva una riforma organica dello Stato<\/strong>\u00a0a partire dalla revisione del Titolo V e della legge Delrio, per superare le sovrapposizioni tra Provincie, Comuni e Aree metropolitane che generano lentezze e inefficienza. Pensiamo anche al miglioramento qualitativo delle leggi approvate, troppo spesso farraginose, oltre che a una nuova organizzazione del lavoro della pubblica amministrazione che le tecnologie pi\u00f9 innovative rendono possibile.<\/p>\n<p>Insomma una vera e propria rivoluzione alla quale siamo tutt\u2019altro che preparati. La burocrazia dello Stato andrebbe ricostruita e valorizzata, non contestata e umiliata come oggi avviene.<\/p>\n<p>L\u2019iter parlamentare offrir\u00e0 la possibilit\u00e0 di avanzare proposte e modifiche al fine di migliorare i provvedimenti in essere e a questo scopo Articolo Uno e il gruppo parlamentare di LeU hanno promosso e promuoveranno una serie di confronti con le organizzazioni sociali.<\/p>\n<p>Tutto il lavoro fatto e le correzioni che saremo capaci di apportare non saranno sufficienti per\u00f2 a contrastare l\u2019azione della destra e di alcune forze economiche se l\u2019attuale maggioranza tarder\u00e0 a dotarsi di un impianto politico pi\u00f9 solido e ad indicare una prospettiva condivisa per il Paese.<\/p>\n<p><strong>Lo diciamo da tempo: serve un patto di legislatura che consenta di passare dalla resistenza alla destra ad un progetto di trasformazione della societ\u00e0 italiana.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019azione dell\u2019Italia in Europa<\/strong><\/p>\n<p><strong>La crisi attuale<\/strong>, a differenza di quella del 2008, \u00e8 simmetrica e generata da una causalit\u00e0 esterna ma, la diversa capacit\u00e0 di reazione dei singoli Stati nazionali,\u00a0<strong>allargher\u00e0 il divario gi\u00e0 esistente tra i Paesi dell\u2019Unione europea e aumenter\u00e0 le disuguaglianze all\u2019interno dei singoli Paesi.<\/strong><\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9, mentre il Governo conduce la difficile trattativa con gli altri Paesi europei, \u00e8 indispensabile ingaggiare una battaglia culturale, politica e sociale che abbia una dimensione nazionale ed internazionale con l\u2019obiettivo di rendere pi\u00f9 giusta l\u2019Italia e pi\u00f9 forte la nostra casa comune europea.<\/p>\n<p>Assumere una visione che abbia come fondamento<strong>\u00a0il legame tra il nostro Paese, l\u2019Europa e il contesto internazionale consente di affrontare a viso aperto la sfida nei confronti delle forze della destra radicale e nazionalista<\/strong>\u00a0che propongono un ritorno alla centralit\u00e0 degli Stati nazionali: un progetto politico autoritario che, per il nostro Paese, sarebbe catastrofico per la tenuta dell\u2019unit\u00e0 nazionale e per la gravit\u00e0 delle conseguenze di carattere economico e sociale.<\/p>\n<p><strong>La destra italiana sta scommettendo sul fallimento della trattativa<\/strong>\u00a0in corso a Bruxelles per affermare la propria egemonia culturale nel dibattito pubblico e raccoglierne i frutti sul piano elettorale senza rinunciare all\u2019idea di un\u2019uscita unilaterale dall\u2019Euro.<\/p>\n<p><strong>La nostra posizione \u00e8 radicalmente diversa<\/strong>.<\/p>\n<p>Occorre riconoscere che<strong>\u00a0all\u2019affidamento al vincolo esterno, europeo e atlantico,\u00a0<\/strong>come leva per la modernizzazione del Paese<strong>, non ha fatto seguito una conseguente e duratura azione riformatrice sul piano interno.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019egemonia del pensiero liberista ha potuto poggiare anche su un\u00a0<strong>pessimismo<\/strong>\u00a0di fondo della classe dirigente riguardo alla capacit\u00e0 della societ\u00e0 di intraprendere la via alta dello sviluppo nella competizione internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019analisi critica del recente passato comporta il superamento sia di ogni residua forma di subalternit\u00e0 al liberismo, sia l\u2019esercizio attivo delle leve nazionali nella politica economica, accettando con coraggio ed ambizione la sfida della\u00a0<strong>ridefinizione del ruolo dell\u2019Italia nella divisione internazionale del lavoro<\/strong>: questo \u00e8 il terreno rispetto al quale bisogna marcare una\u00a0<strong>chiara<\/strong>\u00a0<strong>discontinuit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un\u2019agenda di riforme sul piano interno e un\u2019azione innovatrice in Europa<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 sulla base di questa esigenza che abbiamo bisogno di partecipare da protagonisti alla<strong>\u00a0riscrittura delle regole di fondo dell\u2019Ue: il nostro obiettivo \u00e8 il suo rafforzamento sia interno che internazionale, non il suo indebolimento o il suo sgretolamento.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Allo stesso tempo<\/strong>\u00a0<strong>\u00e8 sbagliata la posizione di coloro che esprimono una adesione acritica all\u2019Europa che c\u2019\u00e8<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019attuale assetto non ha mai superato l\u2019impostazione del trattato di Maastricht che prevedeva la nascita della moneta unica senza un parallelo processo democratico che attribuisse responsabilit\u00e0 crescenti alle istituzioni politiche comunitarie. Un assetto rigorista che ha favorito la competizione tra Stati membri piuttosto che la cooperazione solidale.<\/p>\n<p>La gestione della crisi del 2008 \u00e8 la prova di questo vizio di origine.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Europa \u00e8 obbligata ad un salto di qualit\u00e0 sia sul piano economico, sociale e ambientale, sia su quello istituzionale, rafforzando l\u2019impianto comunitario<\/strong>\u00a0come segno della volont\u00e0 di tenere uniti i destini dei Paesi che compongono l\u2019Unione e che aderiscono all\u2019Euro. Da questo punto di vista l\u2019orientamento dei Paesi principali, a partire dalla Germania, \u00e8 decisivo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia deve spingere verso questo cambiamento.<\/strong><\/p>\n<p>Vi sono poi aspetti politici che riguardano la tenuta di un modello che coniughi\u00a0<strong>democrazia e capitalismo.<\/strong><\/p>\n<p>Senza le correzioni al modello attuale, e in assenza di un deciso cambio di strategia, esiste il rischio concreto della dissoluzione dell\u2019Europa. La tendenza \u00e8 quella di un rafforzamento, sul piano globale, di modelli basati sul capitalismo di stato e sistemi politici dittatoriali o autoritari.<\/p>\n<p>Nel vecchio continente ci sono i Paesi del blocco di Visegrad, in particolare l\u2019Ungheria, che ispirano i sovranisti di casa nostra: se dovesse prevalere una soluzione come l\u2019Italexit ci\u00f2 comporterebbe un impoverimento valutabile in almeno un 30% del nostro reddito e della nostra ricchezza.<\/p>\n<p>La tenuta dell\u2019Unione e il suo rinnovamento passano dunque dalla consapevolezza della sfida in corso e dalla conseguente costruzione di una sostanziale unit\u00e0 interna che generi il rafforzamento dell\u2019impianto comunitario.<\/p>\n<p><strong>Anche il ruolo internazionale dell\u2019UE \u00e8 fortemente limitato dal suo assetto<\/strong>\u00a0e, a fronte di una recrudescenza del conflitto tra Usa e Cina che sta delineando un nuovo bipolarismo globale, emerge tutta l\u2019urgenza di un progetto politico capace di tradurre la potenza economica e commerciale europea in una corrispondente potenza politica. Un progetto che rilanci il multilateralismo e respinga i tentativi di rendere l\u2019Europa irrilevante nelle relazioni internazionali.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la sfida che l\u2019Italia, assieme ad altre nazioni, deve portare sul tavolo a Bruxelles per cambiare l\u2019attuale assetto e adeguarlo alla sfida globale.<\/p>\n<p>Innanzitutto ponendo la questione dell\u2019<strong>armonizzazione delle regole sui capitali, sul mercato del lavoro e sul fisco\u00a0<\/strong>e favorendo la ripresa degli investimenti, introducendo la cosiddetta Golden rule.<\/p>\n<p>Il primo intervento della Commissione europea \u00e8 stato<strong>\u00a0l\u2019attivazione della clausola di salvaguardia generale del patto di stabilit\u00e0 e crescita<\/strong>: questo consentir\u00e0 ad un Paese come il nostro di allungare il tempo che impiegheremo per rientrare dal disavanzo che stiamo accumulando.<\/p>\n<p>Il secondo intervento riguarda<strong>\u00a0l\u2019allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, in particolare verso le PMI.<\/strong>\u00a0Questa misura ha consentito di introdurre sia nel CuraItalia che nel Decreto Liquidit\u00e0 importanti sostegni dedicati alle aziende.<\/p>\n<p>La commissione ha poi liberato 37 miliardi di euro dai fondi delle politiche di coesione allentandone i vincoli d\u2019uso sia sul piano territoriale-regionale sia tematico.<\/p>\n<p>Le prime due misure investono, sia pure in forma temporanea,\u00a0<strong>aspetti essenziali delle regole dell\u2019Unione<\/strong>\u00a0come i vincoli posti alle politiche di bilancio, il ruolo dello Stato in economia e la concorrenza intraUE: la nuova situazione ha riaperto uno spazio di discussione per la politica che va occupato immediatamente.<\/p>\n<p>Il Governo \u00e8 impegnato in sede europea in una complessa trattativa che riguarda le misure urgenti per affrontare le conseguenze economiche e sociali generate dalla pandemia. Si tratta di quattro misure:<strong>\u00a0gli interventi della BEI per 200 miliardi, l\u2019istituzione del SURE, prestito di 100 miliardi finalizzato a finanziare la cassa integrazione, il Mes e il Recovery Fund.<\/strong><\/p>\n<p>Riguardo al\u00a0<strong>Mes<\/strong>\u00a0la lettera della Commissione ha cercato di fugare i timori sulle possibili condizionalit\u00e0 ma, ad oggi, permangono le preoccupazioni legate ad un possibile\u00a0<strong>effetto stigma<\/strong>\u00a0da parte dei mercati se il nostro Paese fosse l\u2019unico ad accedere a questo meccanismo. \u00a0Il risparmio annuo previsto sarebbe di circa 500-600 milioni di interessi a fronte di un prestito di 36 miliardi. L\u2019Italia, entro l\u2019anno, deve emettere o rinnovare titoli per 400 miliardi e rischierebbe una penalizzazione ben maggiore se i mercati percepissero il ricorso al MES come un segnale di difficolt\u00e0 e quindi chiedessero interessi anche solo lievemente pi\u00f9 alti di quelli attuali. Appare perci\u00f2 saggio verificare l\u2019atteggiamento di altri Paesi europei e attendere la conclusione del negoziato sul Recovery Fund anche per evitare di indebolire il governo nella trattativa in corso<strong>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019istituzione del Recovery Fund, i tempi per la sua entrata in vigore e la definizione delle sue caratteristiche esprimeranno il punto di equilibrio fra spinte diverse<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 di questi giorni la\u00a0<strong>proposta della Commissione europea di 750 miliardi complessivi, 500 dei quali a fondo perduto.\u00a0<\/strong>\u00c8 una proposta pi\u00f9 ambiziosa di quella franco-tedesca che era importante soprattutto per l\u2019accettazione da parte della\u00a0<strong>Germania<\/strong>\u00a0di una, sia pur parziale,<strong>\u00a0mutualizzazione del debito<\/strong><strong>.<\/strong>\u00a0L\u2019obiettivo \u00e8 quello di dotare di risorse ancora maggiori il Recovery Fund ma i passi avanti rispetto alle settimane scorse sono assai rilevanti.<\/p>\n<p>La conclusione della trattativa consentir\u00e0 di esprimere un giudizio ponderato: il Governo italiano ha sin qui ben condotto la battaglia per il rafforzamento degli interventi contro la crisi ed \u00e8 stato determinante avere contribuito a costruire una alleanza tra diversi paesi tra i quali Francia e Spagna. Una alleanza che va coltivata e alimentata.<\/p>\n<p>Occorre osservare che, finora,\u00a0<strong>sono state decisive le misure attuate dalla BCE<\/strong>\u00a0per stabilizzare la situazione finanziaria e impedire possibili attacchi speculativi ai debiti sovrani. La quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 degli acquisti fatti e di quelli previsti non hanno precedenti e sono di gran lunga superiori al QE varato da Mario Draghi. La sentenza della corte costituzionale tedesca suggerisce di affrontare il tema della\u00a0<strong>revisione dello statuto della BCE<\/strong>\u00a0per uniformarlo a quello delle altre banche centrali nel mondo, come indicato nel pi\u00f9 specifico documento di Articolo Uno sui temi europei elaborato ad Aprile.<\/p>\n<p><strong>Per l\u2019Italia, infatti, \u00e8 fondamentale riuscire a mantenere un equilibrio tra le misure che giungeranno dall\u2019Unione e quelle messe in atto a livello nazionale<\/strong>. E\u2019 la condizione minima per provare ad evitare un attacco speculativo basato sull\u2019inevitabile innalzamento del debito e del deficit.<\/p>\n<p>Gli interventi varati dal Governo, prima e durante la pandemia, valgono circa 10 punti di Pil, cio\u00e8 180 miliardi di euro. Se aggiungiamo che entro la fine dell\u2019anno lo Stato deve rinnovare titoli per il debito pregresso per un importo di 230 miliardi arriviamo alla considerevole cifra di 400 miliardi da vendere sul mercato: sono cifre che non hanno precedenti e delineano tutta la portata storica della fase attuale.<\/p>\n<p>Il problema della<strong>\u00a0gestione congiunta dei livelli di debito eccessivi,\u00a0<\/strong>al di l\u00e0 delle ipocrisie, rimane. Vi sono proposte come quella<strong>\u00a0Visco, Saggi, Tedeschi, quella denominata P.A.D.R.E. e quella elaborata da Minenna<\/strong>\u00a0che hanno la caratteristica di non comportare trasferimenti di risorse tra i diversi Paesi dell\u2019Unione. Tutte queste proposte, tuttavia, presuppongono forme di garanzia congiunta. Su questo l\u2019Italia deve insistere.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nuove politiche pubbliche per la giustizia sociale e lo sviluppo sostenibile<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una stagione di riforme per l\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p>Per passare dalla fase attuale, di tenuta e di resistenza, ad una prospettiva di rilancio su basi rinnovate,\u00a0<strong>la politica ha il compito di delineare una agenda di riforme<\/strong>\u00a0che incida sulla struttura economica e sociale del Paese.<\/p>\n<p>La maggioranza ed il governo hanno la possibilit\u00e0 di aprire una nuova stagione politica. Per quanto ci riguarda riteniamo che occorra concentrare l\u2019attenzione su quattro aspetti<strong>: il bilancio dello Stato<\/strong>\u00a0e le sue modalit\u00e0 di finanziamento e di spesa<strong>; la politica industriale<\/strong>\u00a0e il rapporto pubblico\/privato<strong>; il mercato del lavoro<\/strong>\u00a0e il sistema delle tutele e della rappresentanza;\u00a0<strong>il welfare<\/strong>\u00a0e la sua aderenza alla struttura della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Il primo aspetto chiama in causa una\u00a0<strong>riforma fiscale<\/strong>\u00a0che sta in piedi solo grazie ai prelievi sui redditi da lavoro e che incide pochissimo sulle ricchezze finanziarie.<\/p>\n<p>In 40 anni la quota dei redditi di lavoro rispetto al Pil \u00e8 scesa dal 65% al 50%.<\/p>\n<p>Il rapporto tra i prelievi sul lavoro e i prelievi sugli altri redditi (profitti, interessi, royalties etc.) \u00e8 di 3 a 1, rispetto ad una ripartizione del reddito di 47% a 53%. Dunque i<strong>l lavoro ha subito un enorme impoverimento ed \u00e8 ipertassato rispetto a profitti, rendite e patrimoni.<\/strong><\/p>\n<p>Pensiamo ad una riforma che coniughi\u00a0<strong>progressivit\u00e0, lotta all\u2019evasione a all\u2019elusione e nuove misure di assistenza sociale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Innanzitutto bisogna riformare l\u2019amministrazione dotandola dei mezzi<\/strong>\u00a0<strong>che<\/strong>\u00a0<strong>le nuove tecnologie<\/strong>\u00a0hanno gi\u00e0 messo a disposizione per strutturare un efficace sistema di verifiche e riformare la Privacy che oppone resistenza al trattamento dei dati finanziari personali.<\/p>\n<p><strong>In secondo luogo occorre ricostituire l\u2019unit\u00e0 della base imponibile reintroducendo tutti i redditi attualmente<\/strong>\u00a0<strong>esenti o tassati con aliquote ridotte<\/strong>. In alternativa si pu\u00f2 trasformare l\u2019Irpef in un\u2019imposta sui soli redditi da lavoro e affiancarle un\u2019imposta autonoma personale e progressiva sui redditi patrimoniali.<\/p>\n<p><strong>Le aliquote possono essere sostituite da<\/strong>\u00a0<strong>una funzione matematica che regoli<\/strong>\u00a0<strong>la progressivit\u00e0\u00a0<\/strong>mentre va ridotto il carico fiscale sul ceto medio e i redditi da lavoro e da pensione. A questo proposito appare fortemente discriminatoria, rispetto a lavoratori con lo stesso reddito, l\u2019aliquota del 15% applicata alle P. Iva fino ai 65.000 euro.<\/p>\n<p><strong>Una terza misura<\/strong>\u00a0<strong>\u00e8 la drastica riduzione della soglia di utilizzo del contante (100 euro<\/strong>) e incentivi all\u2019uso della moneta elettronica.<\/p>\n<p>La tassazione delle imprese \u00e8 fortemente condizionata dalla concorrenza fiscale a livello internazionale che ha fatto scendere le aliquote dell\u2019imposta sulle societ\u00e0 in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda<strong>\u00a0le multinazionali\u00a0<\/strong>occorre stabilire che esse debbano presentare<strong>\u00a0un unico bilancio mondiale<\/strong>\u00a0delle loro attivit\u00e0 e poi ripartire i profitti e la tassazione tra i diversi Paesi secondo criteri condivisi. Questa sarebbe<strong>\u00a0una prima risposta\u00a0<\/strong>ai temi sollevati dalla<strong>\u00a0richiesta di aiuti da parte di FCA.<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 rinviabile una discussione che affronti con rigore l\u2019esistenza di paradisi fiscali interni all\u2019Europa e alla stessa zona euro. In questo senso\u00a0<strong>\u00e8 condivisibile la proposta di non concedere aiuti finanziari alle imprese che hanno la sede fiscale in uno di questi paradisi fiscali.<\/strong>\u00a0L\u2019approvazione di una proposta di LeU in commissione finanze alla Camera va in questa direzione.<\/p>\n<p>Se la tenuta del bilancio dello Stato \u00e8 legata a doppio filo alle misure che saranno assunte nell\u2019UE e alla riforma fiscale che il Paese dovr\u00e0 affrontare, anche\u00a0<strong>il capitolo degli investimenti e delle politiche industriali va impostato tenendo insieme la dimensione nazionale e quella internazionale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Questo secondo aspetto, delle politiche di sviluppo, \u00e8 decisivo.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019attuale scenario mostra<strong>\u00a0una regressione della globalizzazione\u00a0<\/strong>che, qualora si rafforzasse, potrebbe avere effetti duraturi sul quadro macroeconomico e sugli equilibri politici mondiali. Di fronte a questa tendenza abbiamo gi\u00e0 verificato la fragilit\u00e0 di una catena del valore troppo frammentata e dispersa, e riteniamo opportuno ricorrere a misure che consentano di accorciare e riunificare i processi produttivi.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 in questo quadro che vanno collocate le proiezioni sulla caduta del Pil, dei tributi e dell\u2019occupazione:\u00a0<\/strong>l\u2019Italia, assieme a Francia, Spagna e Portogallo, sar\u00e0 uno dei Paesi pi\u00f9 colpiti dagli effetti della pandemia sul piano della tenuta sociale, della produzione e dell\u2019occupazione.<\/p>\n<p>Stime ragionevoli prevedono, stante l\u2019azione di sostegno della BCE, una riduzione del Pil 2020 tra il 9 e il 10%, il rapporto deficit\/Pil al 20%, un calo dell\u2019occupazione superiore al 6% e una perdita del reddito disponibile complessivo di oltre il 10%.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia \u00e8 l\u2019ultima, tra le pi\u00f9 importanti nazioni, a non aver ancora raggiunto il livello di produzione antecedente alla crisi del 2008<\/strong>: l\u2019accumulazione di ulteriore ritardo a seguito della pandemia indebolirebbe significativamente il nostro peso sul mercato europeo e internazionale fino a mettere in discussione la permanenza nell\u2019eurozona.\u00a0<strong>Ecco un\u2019altra ragione per affermare una concreta discontinuit\u00e0 con le politiche di austerit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Da dove ripartire?<\/p>\n<p><strong>Innanzitutto da un grande programma pluriennale di investimenti pubblici su scuola, universit\u00e0 e ricerca.<\/strong>\u00a0La spesa in questo caso va considerata investimento nel\u00a0<strong>capitale umano<\/strong>, un pre-requisito per una societ\u00e0 che vuole competere con le nazioni pi\u00f9 avanzate del pianeta.<\/p>\n<p>Alla cura del capitale umano devono essere affiancati gli investimenti per<strong>\u00a0la digitalizzazione e la ricerca di base\u00a0<\/strong>che sono due aspetti centrali per una modernizzazione che abbia il segno dell\u2019equit\u00e0 e, rispetto ai quali, siamo in ritardo sia sul versante pubblico sia su quello privato. In questo senso\u00a0<strong>la risoluzione della diatriba\u00a0<\/strong>tra i due soggetti presenti\u00a0<strong>sulla banda larga,\u00a0<\/strong>a beneficio pubblico, non \u00e8 rinviabile.<\/p>\n<p><strong>La sfida per portare l\u2019Italia lungo la via dello sviluppo economico sostenibile sul piano sociale ed ambientale, \u00e8 il vero banco di prova della classe dirigente.<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019inizio dell\u2019anno l\u2019Europa stava lanciando le nuove strategie sul\u00a0<strong>Green new deal, integrato alla linea just transition, decarbonizzazione ed economia circolare<\/strong>: il rischio \u00e8 che ora si riaffermi il conflitto tra economia e ambiente, tra occupazione, salute e condizioni di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Riteniamo, al contrario, che il Green new deal europeo sia strategico\u00a0<\/strong>per aumentare la crescita e la resilienza di lungo periodo del nostro sistema produttivo.<\/p>\n<p>Se vogliamo davvero un nuovo modello economico dobbiamo nuovamente tornare al tema del contrasto alle disuguaglianze:\u00a0<strong>la transizione ecologica pu\u00f2 avere successo solo se \u00e8 socialmente desiderabile<\/strong>. Politica industriale ed ambientale devono integrarsi e, attraverso le relazioni industriali e i processi di formazione,<\/p>\n<p><strong>i benefici delle innovazioni tecnologiche legate alla green economy,\u00a0<\/strong>oltre a ridurre gli impatti ambientali per la salute<strong>, devono aumentare la quota di reddito del lavoro.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Ad esempio, pensiamo ad uno spostamento progressivo dei 17 miliardi di sussidi, che ogni anno vengono erogati alle attivit\u00e0 riconosciute dannose per l\u2019ambiente, verso le costruzioni per favorire l\u2019efficientamento energetico di edifici pubblici e privati. Un intervento simile sarebbe vantaggioso sia sul piano ambientale sia su quello occupazionale.<\/p>\n<p><strong>Coniugare<\/strong>\u00a0<strong>lavoro<\/strong>\u00a0<strong>e<\/strong>\u00a0<strong>ambiente<\/strong>\u00a0\u00e8 fondamentale per ridefinire il ruolo del Paese e la sua specializzazione nella competizione europea ed internazionale.<\/p>\n<p>Rispetto a questo tema, un criterio fondamentale che deve guidare l\u2019azione del decisore politico \u00e8 quello della coesione territoriale e del\u00a0<strong>riequilibrio tra il Nord e il Sud.<\/strong>\u00a0L\u2019attivazione della clausola che prevede l\u2019attribuzione del 34% degli investimenti pubblici riservati al Mezzogiorno, deve essere finalizzata alla modernizzazione delle reti infrastrutturali materiali ed immateriali, alla tutela del patrimonio paesaggistico e culturale, alla riqualificazione dei centri storici, perseguendo\u00a0<strong>un modello di sviluppo aderente<\/strong>\u00a0<strong>ai punti di forza della<\/strong>\u00a0<strong>societ\u00e0 meridionale<\/strong>\u00a0ed evitando l\u2019errore di voler applicare formule uguali in territori che hanno profonde differenze.<\/p>\n<p><strong>Il rinnovato ruolo attivo dello Stato in economia<\/strong>, generato dalle misure varate a sostegno del lavoro, delle famiglie e delle imprese, ha gi\u00e0 aperto una nuova stagione di politiche pubbliche da cui pu\u00f2 scaturire un diverso equilibrio del rapporto tra interessi privati e tutela degli interessi pubblici.<\/p>\n<p>Tale ruolo, per quantit\u00e0 e qualit\u00e0, \u00e8 in netta discontinuit\u00e0 con il passato.\u00a0<strong>Vi sono forze ed interessi che, dopo aver invocato interventi pubblici per quasi 200 miliardi di euro, vorrebbero che si tornasse rapidamente alle politiche economiche precedenti<\/strong>\u00a0scaricando il costo sociale e finanziario della crisi sui lavoratori e i pensionati. Per impedire che ci\u00f2 avvenga dovremo batterci con la massima determinazione.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>La presenza pubblica nell\u2019economia presuppone una visione del Paese e una coerente politica industriale.\u00a0<\/strong>La prima cosa da fare, quindi, \u00e8 quella di<strong>\u00a0definire i settori strategici\u00a0<\/strong>nei quali prevedere la presenza pubblica e le sue forme di gestione e di organizzazione.<\/p>\n<p><strong>Sarebbe opportuno unificare le partecipazioni statali<\/strong>\u00a0per una loro gestione razionale al fine di effettuare investimenti a lungo termine in settori in cui le imprese private non sono in grado o non vogliono assumere rischi. In altri termini si dovrebbe passare da una gestione finanziaria volta a massimizzare i dividendi del Tesoro, come quella attuale, ad una gestione orientata alla crescita e allo sviluppo del Paese. Le holding cos\u00ec create dovrebbero essere totalmente indipendenti.<\/p>\n<p><strong>La creazione di una agenzia delle politiche pubbliche<\/strong>\u00a0che attragga le migliori energie del Paese \u00e8 coerente con una visione che attribuisca allo Stato non solo un ruolo di regolatore del mercato, ma un ruolo di imprenditore capace di riorganizzare e valorizzare le filiere produttive.<\/p>\n<p>Si tratta di operare un\u00a0<strong>rovesciamento del rapporto tra interessi pubblici e privati superando il dogma neoliberista\u00a0<\/strong>dei decenni precedenti. \u00c8 la politica, in nome e per conto dell\u2019interesse dei cittadini, che deve regolare e orientare il mercato e non viceversa.<\/p>\n<p>In questo senso dobbiamo osservare che la presenza dei privati nel\u00a0<strong>settore dell\u2019acciaio<\/strong>, con alcune lodevoli eccezioni, non ha consentito la mole di investimenti necessari per sostenere la produzione in una fase caratterizzata da una serrata competizione internazionale<strong>. L\u2019industria italiana ha bisogno dell\u2019acciaio e il governo ha la responsabilit\u00e0 di definire un piano di intervento pubblico, diretto,\u00a0<\/strong>allo scopo di preservare un settore strategico per il Paese.<\/p>\n<p>A proposito di settori strategici e di filiere produttive, la richiesta di<strong>\u00a0un cospicuo prestito dalla FCA, garantito dallo Stato,\u00a0<\/strong>sta provocando un acceso dibattito. La nostra opinione \u00e8 che il prestito debba essere concesso e che la politica abbia il dovere, nel perseguire l\u2019interesse dei cittadini, di chiedere che quelle risorse siano investite nel nostro Paese per sviluppare la produzione e tutelare l\u2019occupazione. In merito alla annunciata<strong>\u00a0fusione con Psa-Peugeot<\/strong>\u00a0riteniamo che il governo italiano debba farsi promotore di un confronto con l\u2019omologo governo francese, detentore del 5% della Peugeot, per discutere le prospettive industriali del nuovo gruppo e difendere la sua presenza in Italia. Se questo non fosse sufficiente non si pu\u00f2 escludere a priori un ingresso dello Stato nell\u2019azionariato di FCA in analogia con quanto fatto in Francia.<\/p>\n<p>Una seria politica industriale deve tenere conto del fatto che<strong>\u00a0la forza della nostra struttura produttiva \u00e8 fatta di aziende di medie dimensioni che, nel loro settore, fungono da driver<\/strong>\u00a0e hanno attorno un numero consistente di aziende piccole e piccolissime che svolgono un ruolo complementare nella catena del valore<strong>.<\/strong>\u00a0Questa struttura, pure indebolita dalla crisi del 2008, \u00e8 particolarmente ricca nel settore della manifattura che \u00e8 il punto di forza della nostra economia e ci consente di rimanere agganciati ai mercati europei ed internazionali.<\/p>\n<p>Questo sistema pu\u00f2 essere rafforzato con interventi a sostegno dell\u2019innovazione di processo per aumentare la produttivit\u00e0, per l\u2019implementazione dell\u2019uso delle nuove tecnologie, per accrescere la sostenibilit\u00e0 sociale e ambientale, per incentivare la crescita e la riaggregazione delle aziende stesse.<\/p>\n<p>In definitiva pensiamo alla politica economica della<strong>\u00a0mano pubblica come leva<\/strong>\u00a0per l\u2019inserimento del nostro sistema produttivo nei settori pi\u00f9 innovativi e ad alto valore aggiunto e per lo sviluppo di un modello economico sostenibile fondato sulla coesione sociale e la qualit\u00e0 del lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La forza del lavoro per cambiare l\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p>Un piano di modernizzazione e di rilancio del nostro apparato produttivo su basi rinnovate presuppone la riunificazione del mondo del lavoro e l\u2019istituzione di un sistema di diritti e di tutele omogenee:\u00a0<strong>un nuovo Statuto dei lavori<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Le forme contrattuali vanno ridotte<\/strong>, semplificate e dotate di un sistema di tutele comuni mentre quelle atipiche e poco remunerate vanno fortemente limitate fino alla loro abolizione: la riunificazione del lavoro passa attraverso il riconoscimento di\u00a0<strong>un corpus di diritti fondamentali<\/strong>\u00a0quale che sia la forma contrattuale.<\/p>\n<p><strong>La frammentazione della catena del valore e la precarizzazione del mercato del lavoro<\/strong>\u00a0sono il risultato di tendenze della globalizzazione che, sorrette da un robusto impianto ideologico, hanno accentuato la concorrenza sul mercato dei capitali e del lavoro, svalutando quest\u2019ultimo<strong>: la societ\u00e0 si \u00e8 divisa tra un nucleo integrato e vincente e una massa crescente, esclusa e sconfitta.<\/strong><\/p>\n<p>Questo processo di\u00a0<strong>espulsione<\/strong>\u00a0<strong>di<\/strong>\u00a0<strong>milioni<\/strong>\u00a0<strong>di<\/strong>\u00a0<strong>cittadini<\/strong>\u00a0dalle tradizionali tutele sociali e giuridiche ha\u00a0<strong>indebolito<\/strong>\u00a0<strong>la<\/strong>\u00a0<strong>nostra<\/strong>\u00a0<strong>democrazia<\/strong>: la funzione di<strong>\u00a0inclusione nello Stato democratico<\/strong>\u00a0del mondo del lavoro e della parte pi\u00f9 debole della popolazione svolta dai partiti politici e dalle organizzazioni sociali e sindacali si \u00e8 fortemente ridotta.<\/p>\n<p>\u00c8 cresciuto un sentimento di estraneit\u00e0 e di distanza dalla politica e dalle istituzioni che ha gonfiato le vele di movimenti e partiti che hanno assunto posizioni anti-establishment e di aperta contestazione del vecchio patto costituzionale.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 prima della pandemia era in corso un processo di revisione critica, sia culturale che politica, basato sul logoramento del modello egemone in questi ultimi 40 anni.\u00a0<strong>La spinta decisiva per accelerare l\u2019avvio di una fase di riforme pu\u00f2 arrivare solo da una rinnovata unit\u00e0 del mondo del lavoro e dalla ricostruzione di un partito politico fondato su di essa.<\/strong><\/p>\n<p>Le relazioni industriali vanno riorganizzate secondo il principio della rappresentanza sulla scia del dettato costituzionale. Mettiamo la rappresentanza al primo posto perch\u00e9 senza regole di gioco condivise il campo \u00e8 diventato impraticabile.<\/p>\n<p><strong>Una legge sulla rappresentanza<\/strong>\u00a0serve in primo luogo per restituire centralit\u00e0 agli accordi ed eliminare il fenomeno delle centinaia di contratti pirata con conseguente dumping ai danni dei lavoratori e delle imprese che rispettano la legge.<\/p>\n<p>In secondo luogo si potrebbe risolvere nella maniera pi\u00f9 corretta la questione del\u00a0<strong>salario minimo<\/strong>\u00a0che verrebbe codificato da un\u00a0<strong>contratto<\/strong>\u00a0<strong>esigibile erga omnes<\/strong>: in questo modo si innalzerebbe il salario di una parte assai consistente delle lavoratrici e dei lavoratori che opera nei settori meno qualificati del terziario, colpita ciclicamente dalle ristrutturazioni e dai fallimenti.<\/p>\n<p>Un\u2019operazione del genere sarebbe molto importante sia per riattivare il processo di inclusione che per la ricostruzione della rappresentanza politica e sociale.<\/p>\n<p><strong>L\u2019aumento dei salari<\/strong>\u00a0<strong>\u00e8 una priorit\u00e0<\/strong>: la curva dei salari \u00e8 sostanzialmente piatta da almeno trenta anni e, confrontandoli con la media europea, le retribuzioni in Italia sono notevolmente inferiori a quello dei Paesi pi\u00f9 ricchi.<\/p>\n<p>Negli ultimi quaranta anni la quota delle retribuzioni rispetto al Pil \u00e8 passata dal 65% al 50%, considerando che il lavoro dipendente ne detiene il 40% e il lavoro autonomo il 10%.\u00a0 Il 15% della ricchezza nazionale si \u00e8 spostata dal lavoro al capitale sotto la forma di rendite finanziarie e patrimoniali. Si spiega anche cos\u00ec la limitata crescita della produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Un razionale sistema di relazioni industriali che accresca il potere contrattuale dei lavoratori pu\u00f2 agevolare il successo delle rivendicazioni per l\u2019innalzamento delle retribuzioni, anche considerando che la met\u00e0 dei lavoratori \u00e8 in attesa del rinnovo del contratto.<\/p>\n<p>In Italia abbiamo una forte incidenza di due fenomeni distinti ma strettamente collegati che rendono il nostro sistema produttivo pi\u00f9 arretrato e pi\u00f9 ingiusto rispetto al resto d\u2019Europa: il numero di infortuni e di morti sul lavoro e il lavoro nero.<\/p>\n<p><strong>Sulla salute e sicurezza<\/strong>, nell\u2019immediato, abbiamo l\u2019esigenza di far applicare i nuovi protocolli pensati per la ripartenza mentre chiederemo di accelerare l\u2019iter parlamentare della nostra proposta di legge.<\/p>\n<p><strong>La lotta al lavoro nero<\/strong>\u00a0presuppone la volont\u00e0 di superare la tolleranza che la politica ha storicamente dimostrato verso di esso considerandolo una sorta di ammortizzatore e fluidificante del sistema-Italia nella competizione internazionale.<\/p>\n<p>\u00c8 al contrario un potente freno alla modernizzazione sul piano economico e una inaccettabile ingiustizia su quello sociale. Se vogliamo riorganizzare la rappresentanza politica su basi nuove e assestare un colpo decisivo alla destra dobbiamo procedere con proposte nuove e radicali per combattere questo male nazionale.<\/p>\n<p>Il lockdown ha avuto altre importanti ricadute. Ad esempio ha provocato una gigantesca riorganizzazione delle forme e dei tempi di lavoro: milioni di persone operano con il telelavoro o in\u00a0<strong>smartworking.<\/strong><\/p>\n<p>Riteniamo che la modalit\u00e0 del lavoro agile sia, a certe condizioni, un\u2019opportunit\u00e0 da cogliere. Non possiamo per\u00f2 sottovalutare che questa esperienza \u00e8 il frutto dell\u2019emergenza mentre, per un reale cambiamento, \u00e8 necessario\u00a0<strong>il passaggio da una cultura del controllo ad una cultura della responsabilit\u00e0.<\/strong>\u00a0 La\u00a0<strong>contrattazione<\/strong>\u00a0\u00e8 fondamentale per definire modi e tempi di svolgimento della prestazione, qualit\u00e0 della connessione e disponibilit\u00e0 di dispositivi adeguati.<\/p>\n<p>La riflessione culturale su questo fenomeno, l\u2019eventuale aggiornamento legislativo e i provvedimenti di governo dovranno confrontarsi con un dato di fatto: se ben organizzato\u00a0<strong>il lavoro agile consente un incremento della produttivit\u00e0 fino al 15%, un aumento che pu\u00f2 essere redistribuito sotto forma di<\/strong>\u00a0<strong>riduzione dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di salario.<\/strong>\u00a0La riduzione dell\u2019orario, legata all\u2019incremento della produttivit\u00e0, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere un argomento da convegno: milioni di disoccupati in pi\u00f9 e contrazione del Pil suggeriscono misure che ci facciano avvicinare agli standard europei e di\u00a0<strong>cancellare il part-time involontario<\/strong>.<\/p>\n<p>Occorre prestare attenzione al fatto che lo smartworking non diventi, invece, un elemento di appesantimento dei carichi di lavoro complessivi per la componente femminile della societ\u00e0.\u00a0<strong>Un effetto immediato del lockdown \u00e8 stato l\u2019aumento del lavoro di cura,<\/strong>\u00a0in particolare verso l\u2019infanzia, a causa della chiusura delle scuole, e ci\u00f2 comporta il rischio concreto di un aumento delle disparit\u00e0 gi\u00e0 esistenti. Il Presidente Conte nel suo discorso di insediamento annunci\u00f2 un piano nazionale per gli\u00a0<strong>asili nido gratuiti<\/strong>\u00a0che rispondesse all\u2019esigenza delle famiglie e ad una politica di inserimento della forza lavoro femminile nelle attivit\u00e0 produttive: questa proposta \u00e8 pi\u00f9 urgente che mai.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 importante intervenire per rafforzare le politiche di<\/strong>\u00a0<strong>conciliazione<\/strong>\u00a0favorendo una pi\u00f9 equa distribuzione dei carichi di lavoro familiare. In questo modo aumenteranno i potenziali benefici di questa forma di lavoro e si potranno ridurre i rischi dell\u2019uscita dall\u2019attivit\u00e0 lavorativa di un gran numero di donne.<\/p>\n<p>Sappiamo, infatti, che gi\u00e0 prima della crisi le donne lavoravano meno, guadagnavano meno e accumulavano minore anzianit\u00e0. Aggiungiamo che vi sono alcuni settori, come servizi di alloggio e ristorazione e quelli legati alla cultura e al tempo libero nei quali le donne occupate sono pi\u00f9 del 50%, settori che potrebbero subire ricadute occupazionali molto pesanti.<\/p>\n<p>Infine, pur apprezzando l\u2019enorme mobilitazione di risorse e l\u2019estensione senza precedenti delle tutele, questa vicenda ha messo in luce<strong>\u00a0la frammentazione e la farraginosit<\/strong><strong>\u00e0\u00a0<\/strong><strong>del welfare italiano.<\/strong>\u00a0Una pluralit\u00e0 di strumenti parziali, competenze disperse tra Stato, regioni ed enti locali e conseguenti conflitti istituzionali: sono stati utilizzati gli strumenti a disposizione rinunciando, per ora, all\u2019innovazione.<\/p>\n<p>Ad esempio \u00e8 doveroso avviare una riflessione che porti ad un\u00a0<strong>radicale ripensamento del mondo delle P.Iva<\/strong>\u00a0che, nonostante le misure adottate dal governo, rischiano di pagare pi\u00f9 di altri questa pandemia. Non basta il bonus da 600 euro: dobbiamo immaginare un sistema di welfare che, con gli opportuni interventi fiscali, includa anche questo universo in una rete di servizi azzerando, contemporaneamente, l\u2019ingiusto fenomeno delle false P.Iva. Analogo discorso vale per\u00a0<strong>gli operatori dello spettacolo e della pi\u00f9 vasta filiera culturale che ha un peso economico rilevante.<\/strong>\u00a0Inquadrati, in genere, come lavoratori intermittenti, molti di essi non godono di tutele adeguate a causa di norme lacunose che vanno riviste riconoscendo, una volta per tutte, l\u2019essenzialit\u00e0 per il nostro Paese di questo settore e dei soggetti che lo animano.<\/p>\n<p><strong>La pandemia ci consegna una situazione analoga al dopo-guerra quando si posero le basi dello stato sociale del \u2018900: occorre pensare al disegno dello stato sociale del futuro<\/strong>. Sistemi pensati per il lavoratore maschio dell\u2019impresa manifatturiera del \u2018900, sono intrinsecamente incapaci di rispondere alle esigenze di questo mondo lavorativo, caratterizzato dalla frammentazione delle forme contrattuali e delle tutele di welfare nonch\u00e9, per troppi lavoratori, da retribuzioni molto basse che impediscono di mettere da parte un adeguato risparmio a fini precauzionali.<\/p>\n<p><strong>Un nuovo sistema di welfare va pensato in stretta connessione con una seria riforma fiscale\u00a0<\/strong>che ricostituisca l\u2019unitariet\u00e0 della base imponibile e la sua progressivit\u00e0. Vogliamo superare un sistema fatto di tutele corporative, di settore, territoriali e, in definitiva, clientelari a favore di un impianto universalistico e dotato di pochi ma efficaci strumenti di tutela.<\/p>\n<p><strong>Gli ammortizzatori sociali devono essere unificati e trasformati in uno strumento semplice che preveda un sistema di formazione e aggiornamento professionale<\/strong>: questo secondo aspetto va considerato come diritto fondamentale del lavoratore alla formazione permanente. Non possiamo lasciare soli milioni di cittadini davanti alla dinamica del mercato del lavoro e alle contrazioni improvvise del ciclo economico provocate da uno shock esterno come il Covid-19.<\/p>\n<p><strong>Il Reddito di Cittadinanza va diviso pi\u00f9 chiaramente in due canali, quello assistenziale e quello dell\u2019inserimento lavorativo\u00a0<\/strong>che va implementato<strong>.<\/strong>\u00a0Per il piano assistenziale va rivisto il criterio della residenza che discrimina gli extracomunitari e la scala di equivalenza che penalizza le famiglie numerose e con minori, mentre per quello lavorativo va rapidamente portato a termine il processo di riforma accentuando il ruolo delle politiche attive.<\/p>\n<p>Un altro cruciale aspetto della nostra vita quotidiana \u00e8 emerso con tutta la sua drammaticit\u00e0 sociale anche sul piano delle relazioni inter-personali. Parliamo della\u00a0<strong>casa<\/strong>\u00a0e delle enormi differenze che ci sono state tra chi aveva a disposizione appartamenti vivibili e chi, al contrario, ha dovuto affrontare i mesi del lockdown in ambienti ristretti, senza avere spazio sufficiente per il lavoro, per le lezioni a distanza o per coltivare la propria sfera affettiva.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia \u00e8 priva da tempo di una strategia nazionale sulla casa e gli alloggi popolari<\/strong>\u00a0e questa carenza \u00e8 uno dei fattori che ha contribuito maggiormente alla crescita delle disuguaglianze e di un sentimento diffuso di precariet\u00e0. Si pu\u00f2 iniziare con la ristrutturazione dei tanti alloggi vuoti per realizzare soluzioni a consumo di suolo zero e consentire ai privati di mettere a disposizione alloggi a canone calmierato per le fasce meno abbienti che oggi faticano a trovare una casa in affitto. Queste politiche possono essere finanziate anche intercettando l\u2019enorme rendita generata dalla trasformazione dei centri storici delle citt\u00e0 d\u2019arte in tutto il Paese.<\/p>\n<p><strong>Siamo consapevoli del rischio, anzi dell\u2019alta probabilit\u00e0 che molte, se non tutte, delle idee e delle proposte avanzate possano rimanere un elenco di buone intenzioni.<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte ai rivolgimenti in corso emerge ancora una volta l\u2019assenza di\u00a0<strong>un partito politico strutturato<\/strong>, dotato di un impianto ideologico chiaro, di una classe dirigente solida, radicato nella societ\u00e0 e su tutto il territorio nazionale.<\/p>\n<p>Crediamo per\u00f2 che sia giunto il termine per le lamentazioni e i rimpianti sul passato: il processo di indebolimento dei corpi intermedi e la crisi della rappresentanza sono fenomeni in corso da decenni e non si sono arrestati.<\/p>\n<p>Con questa consapevolezza, Articolo Uno lavora al proprio radicamento sul territorio e al rafforzamento della propria organizzazione, mettendosi a disposizione di un processo di elaborazione allo scopo di contribuire a dare vita ad un grande partito\u00a0<strong>ecosocialista che rappresenti la forza del lavoro<\/strong>\u00a0e si ponga come obiettivo la trasformazione in senso progressivo della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Un soggetto che assuma fino in fondo la sfida della transizione ecologica, che abbia nelle sue radici la cultura della differenza di genere e del personalismo cristiano.<\/p>\n<p>Per perseguire questo obiettivo occorre un movimento politico nazionale ed europeo. 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